Socrate è un evento sismico nella storia del pensiero. Non ha scritto nulla, eppure ha diviso la storia della filosofia in un "prima" e un "dopo". Quella che segue è un'analisi rigorosa della sua figura, delle sue contraddizioni e della sua eredità.
1. La "questione socratica": il problema delle fonti
Il "vero" Socrate storico è inafferrabile. Poiché non scrisse nulla (ritenendo la scrittura una forma di memoria morta), tutto ciò che sappiamo è filtrato da altri. Dobbiamo navigare tra visioni principali spesso in conflitto:
Aristofane
Il commediografo. Ne Le nuvole lo dipinge come un sofista cialtrone, perso in speculazioni aeree e pericoloso per la tradizione.
Senofonte
Lo storico. Ce lo restituisce come un cittadino saggio, pio, pratico e un po' noioso, utile alla patria ma privo di genio filosofico.
Platone
Il discepolo. Ne fa l'eroe filosofico, il martire del Logos. È la fonte principale, ma fonde il proprio pensiero con quello del maestro.
Aristotele
Il sistematizzatore. Più distaccato, gli attribuisce il merito tecnico della ricerca dell'universale e delle definizioni etiche.
2. La svolta antropologica
Prima di Socrate, la filosofia era cosmologia (indagine sulla natura). Socrate compie una rivoluzione: porta la filosofia dal cielo alla terra. Il centro dell'indagine diventa l'uomo e la sua vita nella polis.
Non è una dichiarazione di ignoranza passiva, come si potrebbe pensare, ma, al contrario, una consapevolezza critica. È l'antidoto contro la presunzione di sapere. Solo chi sa di non sapere è spinto a cercare.
3. Il metodo: La dialettica come "terapia"
Socrate non insegna una dottrina, ma attiva un processo. Il suo metodo è il dialogo (dia-logos), diviso in due momenti:
Socrate si finge ignorante e pone domande incalzanti per far cadere l'interlocutore in contraddizione.
Serve a sgretolare le certezze precostituite e i pregiudizi (doxa). Bisogna fare "tabula rasa" per cercare la verità.
L'arte della levatrice. Come lei aiuta a far nascere i corpi, Socrate aiuta le anime a "partorire" la verità interiore.
La domanda chiave è Ti esti? ("Che cos'è?"). Non cerca esempi, ma la definizione universale e il concetto.
4. L'etica: virtù e conoscenza
Il cuore dell'insegnamento socratico è l'intellettualismo etico:
- Nessuno compie il male volontariamente: chi fa il male lo fa perché ignora il bene. Scambia un bene apparente per il vero bene. Il malvagio non è "cattivo", è un "ignorante" che sbaglia calcolo.
- La cura dell'anima (psyché): l'uomo è la sua anima (coscienza pensante). Il compito della vita non è accumulare ricchezze, ma rendere l'anima migliore.
- L'eudaimonia (felicità): la felicità è la condizione dell'anima virtuosa. L'uomo giusto è felice anche nelle avversità, perché la sua integrità è intatta.
5. Il daimonion: l'elemento irrazionale
Nonostante il suo razionalismo, Socrate ammette di sentire una "voce divina" interiore, il daimonion. Non è una divinità che comanda cosa fare, ma una voce che trattiene, un "veto" interiore che gli impedisce di scendere a compromessi con la politica corrotta.
6. Il processo e la morte
Nel 399 a.C., Socrate viene accusato di corrompere i giovani e introdurre nuovi dei. È un processo politico contro un uomo scomodo.
L'apologia: al processo non supplica. Si definisce un "tafano" mandato dal dio per tenere sveglio il grande cavallo sonnolento (Atene).
Il rifiuto della fuga (Critone): rifiuta di scappare dal carcere. Se violasse le Leggi per salvarsi, smentirebbe il suo insegnamento. Un'ingiustizia subita non legittima un'ingiustizia commessa.
Beve la cicuta discutendo dell'immortalità dell'anima, trasformando la sua morte nell'ultima lezione: la filosofia come liberazione dell'anima dalla prigione del corpo.
Rivivi il processo in una scena del Socrate di Rossellini Guarda questo video ↗