Immaginate una Atene piena di statue marmoree di atleti perfetti. In questo mondo, la bellezza fisica era specchio della bontà morale (un concetto chiamato kalokagathìa: "bello e buono").
Socrate rompe questo schema. Era descritto come basso, con la pancia pronunciata, il naso camuso (schiacciato), le labbra grosse e gli occhi bovini sporgenti. Somigliava a un satiro, figure mitologiche mezze bestie note per la loro lussuria e ignoranza. Come poteva l'uomo più sapiente avere l'aspetto di un mostro?
Passa il mouse (o tocca) sulla statuetta qui sotto per rivelare la verità descritta da Alcibiade nel "Simposio".
"Guardo Socrate e vedo un satiro grossolano. Sembra scolpito nella pietra grezza, come quelle statuette dei Sileni che si vendono al mercato: brutte, ridicole, che suonano il flauto in modo sgraziato".
(Tocca per aprire)"Ma se aprite quella statuetta a metà... oh, dei! All'interno trovate immagini di divinità d'oro massiccio, così belle, così luminose e straordinarie che non puoi fare altro che obbedire a ciò che comandano".
Questo paradosso ci porta al cuore della filosofia. Nel Simposio, Socrate descrive Eros (Amore) non come un dio bello e felice, ma come un demone scalzo, povero e sempre a caccia.
Proprio come Socrate:
"Si ama solo ciò che non si possiede"