Lo Stato ideale

Capitolo V: la costruzione della Kallipolis
(political Philosophy / the ideal State)

La Repubblica (in greco Politeia) è forse l'opera più ambiziosa di Platone. Non è un arido trattato politico o di giurisprudenza, ma un grandioso esperimento mentale nato da una profonda urgenza esistenziale e morale: curare la "malattia" della città. Se Atene ha condannato a morte l'uomo più giusto, Socrate, significa che lo Stato reale è irrimediabilmente corrotto. La filosofia deve quindi assumersi il rischio e la responsabilità di fondare una città ideale (Kallipolis - the beautiful city) basata sulla Verità.

Cos'è la Giustizia? L'isomorfismo anima-Stato

Il dialogo si apre con una domanda apparentemente semplice: che cos'è la giustizia? (what is Justice?). Socrate, per rispondere, propone un metodo analogico. Poiché è difficile leggere le lettere piccole scritte nell'anima di un singolo individuo, proveremo a leggerle scritte a caratteri cubitali nella struttura dello Stato.

Nasce così l'isomorfismo tra anima e Stato (isomorphism between soul and State). Lo Stato non è altro che l'individuo scritto in grande. Affinché vi sia giustizia collettiva, ogni parte dello Stato deve compiere il proprio dovere, esattamente come, per esserci giustizia individuale, ogni parte dell'anima deve svolgere la propria funzione senza prevaricare sulle altre.

Le tre classi sociali e la virtù

Platone divide la sua utopia politica in tre classi sociali, che corrispondono rigorosamente alla tripartizione dell'anima vista nel capitolo precedente. Non si tratta di una divisione basata sulla ricchezza o sul sangue, ma sulle inclinazioni naturali degli individui (natural aptitude).

1. I produttori (the producers / artisans)

Corrispondono all'anima concupiscibile. Sono i contadini, gli artigiani, i commercianti. Il loro compito è provvedere ai bisogni materiali della città. La virtù che devono coltivare è la temperanza (temperance / moderation), ovvero la capacità di sottomettersi al governo delle classi superiori.
2. I guardiani (the auxiliaries / warriors)

Corrispondono all'anima irascibile. Sono i soldati, incaricati di difendere la città dai nemici esterni e mantenere l'ordine interno. La loro virtù specifica è il coraggio (courage), inteso non solo come forza fisica, ma come saldezza d'animo nel preservare le leggi.
3. I governanti (the rulers / philosopher-kings)

Corrispondono all'anima razionale. Sono coloro che hanno contemplato l'Idea del Bene. Hanno il compito e la responsabilità di legiferare e guidare lo Stato. La loro virtù è la sapienza (wisdom).

La nobile menzogna (Il mito dei metalli): per giustificare questa rigida divisione e mantenere l'armonia, i governanti racconteranno un mito fondativo (the noble lie / myth of the metals). Diranno ai cittadini che Dio, plasmandoli dalla terra, ha mescolato oro nell'anima dei governanti, argento in quella dei guerrieri, e ferro o bronzo in quella dei produttori.

La giustizia (justice), quindi, non è una virtù a sé stante, ma è l'armonia generale che si realizza quando ciascuna classe compie esclusivamente il proprio lavoro (Doing one's own work).

Il governo dei filosofi e la critica alla democrazia

Il cuore provocatorio della Repubblica è l'affermazione che i mali delle città non cesseranno mai finché i filosofi non diventeranno re, o i re non diventeranno filosofi (philosopher-kings). Chi governa non deve desiderare il potere per ambizione personale o brama di ricchezza (motivo per cui Platone abolisce la proprietà privata e la famiglia per le classi dirigenti, instaurando un "comunismo dei beni"). Deve governare perché conosce il Bene.

Da qui deriva la spietata critica alla democrazia (critique of democracy). Platone disprezza il sistema democratico ateniese per ragioni sia storiche (ha condannato Socrate) sia teoriche: la democrazia si basa sull'opinione della maggioranza (doxa) e non sulla verità epistemicamente fondata.

"Se fossimo su una nave in tempesta, a chi affideremmo il timone? Al voto della maggioranza dei passeggeri inesperti, o all'unico esperto di navigazione, anche se impopolare?"
— Parafrasi platonica sulla democrazia

Nella democrazia, l'estrema libertà scivola in anarchia, demagogia e, inevitabilmente, prepara il terreno al peggiore dei mali politici: la tirannide (tyranny).

Utopia o totalitarismo?

L'eugenetica, la censura dell'arte, la "nobile menzogna", l'abolizione della famiglia: la Repubblica di Platone è il vertice dell'etica politica o il primo manifesto di un regime totalitario?

Nel Novecento, il filosofo Karl Popper ha sferrato un attacco durissimo a Platone nel suo saggio "La società aperta e i suoi nemici". Misuriamoci con questa feroce lettura critica.

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