Platone totalitario?

La feroce critica di Karl Popper ne "La società aperta e i suoi nemici"
(The open society and its enemies)

Leggere e interpretare un testo filosofico non è mai un neutro esercizio accademico. Proporre una lettura significa sempre assumersi un rischio ermeneutico: ogni interpretazione ci espone, costringendoci a prendere una precisa posizione all'interno di un dibattito, a contestare o confermare chi ci ha preceduto. Karl Popper, nel 1945, fa esattamente questo. Misurandosi con i criteri del rigore e dell'onestà intellettuale, si assume l'immensa responsabilità di trascinare il "padre" della filosofia occidentale sul banco degli imputati.

Scritta mentre l'Europa era devastata dai totalitarismi nazifascisti e stalinisti, l'opera "La società aperta e i suoi nemici" non guarda solo al Novecento, ma cerca le radici filosofiche dell'orrore autoritario. E le trova, clamorosamente, nella Repubblica di Platone.

Società chiusa vs società aperta

Il cuore dell'argomentazione di Popper si basa su una dicotomia fondamentale per la filosofia politica contemporanea (political philosophy).

Secondo Popper, il progetto della Kallipolis platonica è il più grandioso e pericoloso tentativo di fermare il cambiamento storico per ritornare a una rassicurante e oppressiva società chiusa.

I capi d'accusa contro Platone

Popper non nega la grandezza letteraria o metafisica di Platone, ma destruttura il suo progetto politico mettendo in luce tre elementi che lo renderebbero, di fatto, il primo teorico del totalitarismo (Totalitarianism).

1. Olistico e anti-individualista (holism):

Nella Repubblica, l'individuo non ha alcun valore di per sé, ma solo in quanto ingranaggio della macchina statale. La giustizia non è il rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo, ma impone a ciascuno di "stare al proprio posto". Lo Stato assorbe completamente il cittadino.

2. Utopismo ed essenzialismo (utopian engineering):

Platone crede che esista un'Idea perfetta di Stato, immutabile e assoluta. Poiché il modello è ritenuto infallibile, i filosofi-re sono autorizzati a usare qualsiasi mezzo per imporlo, eliminando ogni pluralismo e ogni opposizione politica.

3. Violenza di Stato, eugenetica e censura:

Per preservare l'ordine, il governo platonico ricorre a misure estreme: l'infanticidio dei deformi o dei figli di unioni non autorizzate (eugenetica statale), l'abolizione della famiglia, il controllo ferreo sull'arte e sulla letteratura (censura), e la propagazione di "nobili menzogne" (propaganda) per ingannare e manipolare le classi inferiori.

Il nostro compito davanti al testo

Accogliere o rigettare la tesi di Popper richiede un'altissima responsabilità verso le fonti. Alcuni studiosi contemporanei accusano Popper di anacronismo: egli avrebbe giudicato un greco del IV secolo a.C. applicandogli categorie politiche moderne, figlie dell'Illuminismo e del liberalismo post-guerra.

"Platone era un totalitario? Sì, se misurato con il metro della democrazia moderna. Ma era l'unico modo in cui, nel crollo di Atene, egli riusciva a immaginare la salvezza della ragione".

Il dibattito rimane aperto. Ciò che conta, nel nostro percorso, è comprendere che la teoria platonica delle Idee non è un innocuo gioco logico, ma ha ricadute immense sulla libertà e sulla vita degli individui.

Approfondimento

Se vuoi approfondire la filosofia di Karl Popper...

▶ Guarda il video su YouTube