Una disamina strutturale, militare e ideologica del secondo conflitto mondiale, dalla crisi dell'ordine di Versailles all'alba dell'era nucleare.
Il secondo conflitto mondiale non fu un mero incidente diplomatico sfuggito di mano, né la semplice riedizione della carneficina del 1914-1918. Fu una guerra totale, uno scontro ideologico e di annientamento che ridefinì radicalmente non solo i confini geopolitici, ma la concezione stessa della condizione umana. Per comprenderne la genesi, dobbiamo analizzare la complessa rete di fallimenti strutturali che collassarono negli anni Trenta.
Clicca sui nodi per esplorare le radici strutturali del conflitto.
La pace punitiva del 1919 e il crollo di Wall Street del 1929.
L'impotenza della società delle nazioni e la politica di appeasement.
Il Lebensraum nazista e la sfera di co-prosperità asiatica.
Il prologo immediato del conflitto fu un capolavoro di cinismo diplomatico: il patto Molotov-Ribbentrop (agosto 1939). Con questo accordo di non aggressione, la Germania nazista e l'Unione Sovietica si spartirono segretamente l'Europa orientale. Assicuratosi di non dover combattere su due fronti, il 1° settembre Hitler invase la Polonia. Le truppe tedesche applicarono per la prima volta la dottrina della Blitzkrieg (guerra lampo), disarticolando le retrovie polacche con i bombardieri in picchiata Stuka e le rapide penetrazioni delle divisioni corazzate (Panzer).
Dopo un inverno di stasi militare, noto come la drôle de guerre (la strana guerra), nella primavera del 1940 la tempesta si abbatté sull'ovest. Aggirando la formidabile ma statica linea Maginot attraverso le foreste collinari delle Ardenne, ritenute invalicabili dai carri armati, le forze tedesche tagliarono in due l'esercito alleato. La caduta della Francia fu uno shock epocale: la principale potenza militare continentale crollò in sei settimane. La nazione fu divisa: occupazione diretta a nord e costa atlantica, e il regime collaborazionista di Vichy a sud.
L'Italia di Mussolini, calcolando un epilogo imminente, entrò in guerra a giugno, ma rivelò subito un'inadeguatezza strutturale nei Balcani e in nordafrica. Nel frattempo, la Gran Bretagna, guidata da Winston Churchill, respinse i tentativi di invasione vincendo la battaglia d'Inghilterra: fu il primo decisivo scontro combattuto interamente in aria, vinto grazie all'uso pionieristico del radar e al coraggio dei piloti della Royal Air Force.
Il 22 giugno 1941 cambiò la storia del mondo. Rompendo il patto con Stalin, Hitler lanciò l'operazione Barbarossa contro l'Unione Sovietica. Non si trattò di una guerra convenzionale, ma di un Vernichtungskrieg (guerra di annientamento). Gli ordini militari tedeschi prevedevano l'eliminazione fisica dei commissari politici sovietici e la riduzione alla fame di milioni di civili per nutrire la Wehrmacht. Nonostante penetrazioni spaventose che portarono i tedeschi alle porte di Mosca e di Leningrado, le enormi riserve umane russe, l'imponente trasferimento dell'industria sovietica oltre gli Urali e il brutale inverno fermarono l'offensiva nazista.
Mentre in Europa si consumava questa immensa carneficina, in Asia il Giappone affrontava l'embargo petrolifero imposto dagli Stati Uniti a causa della sua invasione della Cina. Il 7 dicembre 1941, le portaerei giapponesi colpirono di sorpresa la flotta del Pacifico americana nell'attacco a Pearl Harbor. Questo attacco preventivo, inteso a paralizzare gli americani per il tempo necessario a conquistare le risorse del sud-est asiatico, ottenne l'effetto opposto: svegliò il colosso industriale statunitense, unendo le guerre in Europa e in Asia in un unico, immenso conflitto globale.
Tra l'estate del 1942 e i primi mesi del 1943, il pendolo della guerra invertì la sua corsa in tre gigantesche battaglie. Nel Pacifico, alla battaglia delle Midway, la decrittazione dei codici navali giapponesi permise agli americani di tendere una trappola e affondare quattro portaerei nemiche in un solo giorno, spezzando il predominio navale nipponico. In nordafrica, l'infinita guerra di logistica e rifornimenti culminò nella seconda battaglia di El Alamein, dove le forze britanniche schiacciarono le divisioni italo-tedesche, dando inizio al loro definitivo ritiro dall'Africa.
Ma al peggio si giunse a est: la battaglia di Stalingrado. Tra le rovine della città sul fiume Volga, l'esercito tedesco fu trascinato in una logorante guerriglia urbana. I sovietici riuscirono a lanciare una immensa manovra a tenaglia, accerchiando e annientando la sesta armata tedesca. La resa delle truppe naziste nel febbraio 1943 spezzò il mito dell'invincibilità della Wehrmacht.
La cacciata dell'Asse dall'Africa aprì la strada allo sbarco alleato in Sicilia (luglio 1943). Il contraccolpo politico in Italia fu devastante: il 25 luglio il fascismo implose, Mussolini fu arrestato e, l'8 settembre, il governo italiano annunciò l'armistizio. L'Italia si trasformò in un tragico campo di battaglia internazionale e, contemporaneamente, nel teatro di una feroce guerra civile tra le forze della Resistenza partigiana e i fascisti della neonata repubblica sociale italiana, spalleggiati dall'occupante nazista.
Il 6 giugno 1944, l'operazione Overlord (lo sbarco in Normandia) riversò in Francia un'ondata logistica e umana senza precedenti. Mentre gli anglo-americani spingevano da ovest, liberando Parigi, l'Armata Rossa sferrò l'operazione Bagration a est, un'offensiva colossale che spazzò via il centro dello schieramento tedesco. La Germania fu sottoposta anche a una campagna di bombardamenti strategici volti a incenerire le sue città e la sua industria bellica (esemplare la distruzione di Dresda).
Nella primavera del 1945, il crollo finale. Mentre partigiani e alleati liberavano definitivamente l'Italia in aprile, i sovietici ingaggiarono un apocalittico scontro urbano per la conquista di Berlino. Con i russi a poche centinaia di metri dalla cancelleria, Adolf Hitler si suicidò. L'8 maggio la Germania capitolò senza condizioni.
Il Giappone imperiale, tuttavia, non cedeva. Preparandosi a una sanguinosissima resistenza sul territorio nazionale, spinse la nuova amministrazione americana di Harry Truman a una decisione che avrebbe segnato la storia umana. Il 6 e il 9 agosto 1945, due bombe atomiche furono sganciate sulle città di Hiroshima e Nagasaki. Oltre al tragico intento di piegare la volontà giapponese, le armi nucleari funsero da monito verso l'Unione Sovietica. L'imperatore Hirohito annunciò la resa, formalmente firmata il 2 settembre. La guerra era finita, ma iniziava l'era del terrore atomico.
Non si può narrare la seconda guerra mondiale solo attraverso lo spostamento degli eserciti. Nel cuore del dominio nazista si consumò un progetto senza precedenti storici per vastità e metodica burocratica: la Shoah (l'Olocausto). L'antisemitismo nazista, inizialmente esploso in segregazioni e violenze di piazza, si tramutò in una politica statale di sterminio sistematico durante la guerra.
Con la conferenza di Wannsee (1942), l'apparato statale tedesco coordinò la "soluzione finale della questione ebraica". Centinaia di migliaia di ebrei, rom, sinti, omosessuali e prigionieri politici furono deportati da tutta Europa verso campi di sterminio (come Auschwitz-Birkenau, Treblinka, Sobibór) situati principalmente in Polonia. Qui, l'omicidio fu industrializzato attraverso l'uso delle camere a gas e dei forni crematori. Quasi sei milioni di ebrei furono assassinati. La scoperta di questo abisso morale pose fine per sempre all'illusione positivista di un inevitabile progresso civile e morale dell'umanità basato sulla pura razionalità tecnica.
Le conseguenze del conflitto modellarono interamente la seconda metà del ventesimo secolo. Sul piano umano, la guerra causò circa 60 milioni di vittime, infrangendo il confine tra combattenti e civili: questi ultimi rappresentarono oltre la metà dei morti, falciati da bombardamenti, fame e genocidi.
Sul piano giuridico, i processi di Norimberga istituirono il concetto rivoluzionario di "crimini contro l'umanità", sancendo che i leader governativi e militari potessero essere ritenuti personalmente responsabili davanti al diritto internazionale. Nacque l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), un tentativo molto più strutturato e forte della precedente società delle nazioni di garantire la pace globale.
Geopoliticamente, l'Europa perse il suo plurisecolare ruolo di centro del mondo. Le antiche potenze coloniali britanniche e francesi, economicamente devastate, non poterono più contenere le spinte indipendentiste in Asia e Africa, innescando il massiccio processo di decolonizzazione. Sulle macerie europee si innalzarono le due vere trionfatrici del conflitto, Stati Uniti e Unione Sovietica. Divise da ideologie radicalmente opposte ma accomunate da un ineguagliabile potere militare, le due superpotenze si spartirono il continente europeo (separato dalla celebre "cortina di ferro") e diedero inizio al lungo, tesissimo equilibrio del terrore nucleare noto come guerra fredda.