Le due rivoluzioni inglesi
Non si tratta solo di re deposti, ma di un laboratorio politico in cui, per la prima volta, un popolo processa il proprio sovrano e definisce per iscritto i limiti del potere.
1. Il contesto: l'assolutismo degli Stuart
Addentriamoci nel "laboratorio" che ha preparato l'esplosione. Per capire perché l'Inghilterra scivolò nella guerra civile, dobbiamo analizzare la frattura strutturale che si creò tra la Corona e la Nazione nei primi quarant'anni del 1600.
1. Il cambio di dinastia: dai Tudor agli Stuart
Tutto cambia nel 1603. Elisabetta I muore senza eredi. Finisce la dinastia Tudor, che era riuscita a governare in modo forte ma mantenendo un certo consenso (capendo quando cedere al Parlamento). Sale al trono Giacomo I Stuart (già re di Scozia).
- Il problema geopolitico: Giacomo unisce le corone di Inghilterra, Scozia e Irlanda, ma sono tre paesi profondamente diversi per economia e, soprattutto, religione.
- Il problema ideologico: Giacomo I è un intellettuale colto ma arrogante. Ha scritto trattati politici (The true law of free monarchies) in cui teorizza che il re risponde solo a Dio. Per lui, il Parlamento non è un partner di governo, ma un fastidioso organo consultivo che il re può convocare o sciogliere a piacimento.
2. La questione religiosa: "no bishop, no king"
Questo è il nervo scoperto del secolo.
- La visione Stuart: Giacomo I e suo figlio Carlo I sostengono la Chiesa anglicana episcopale (High Church). Perché? Perché la struttura gerarchica della Chiesa (con i vescovi nominati dal re) è lo specchio del potere monarchico. Il motto di Giacomo I era "no bishop, no king" (se togli i vescovi, togli il re).
- L'opposizione puritana: i Puritani (calvinisti inglesi) volevano "purificare" la chiesa dai residui cattolici (paramenti sacri, lusso, gerarchie). Volevano una chiesa gestita dal basso, dagli anziani (presbiteri).
Perché è politico? Se i fedeli imparano a gestirsi la chiesa democraticamente, presto vorranno gestirsi anche lo Stato. Per gli Stuart, il puritanesimo era un veleno repubblicano.
3. Carlo I e la deriva autoritaria (1625-1649)
Se Giacomo I era teorico, suo figlio Carlo I passò ai fatti, irrigidendo lo scontro. Sposò una principessa cattolica (Enrichetta Maria di Francia), alimentando il sospetto che volesse riportare l'Inghilterra sotto il Papa.
A. La Petition of Right (1628)
Il primo scontro frontale avviene nel 1628. Il Parlamento, stanco delle richieste di denaro del Re per guerre fallimentari, gli presenta la Petition of Right (petizione del diritto). È un documento rivoluzionario che chiede:
- Nessuna tassa senza approvazione parlamentare.
- Nessun arresto arbitrario (senza un giusto processo).
Carlo I la firma per ottenere i fondi, ma l'anno dopo scioglie il Parlamento e decide di non riconvocarlo più.
B. La "tirannia degli undici anni" (1629-1640)
Per 11 anni, Carlo I governa come un monarca assoluto ("personal rule"). Ma per governare servono soldi. Senza il Parlamento che approva nuove tasse, Carlo ricorre a espedienti giuridici odiosi:
- Ship money: era una vecchia tassa pagata dalle città portuali per la difesa navale. Carlo I la estende a tutte le città del regno, anche quelle interne.
- La reazione: i ceti produttivi gridano allo scandalo. Non è per i soldi, è per il principio: è una tassazione senza rappresentanza (taxation without representation).
C. L'errore fatale: la politica religiosa di Laud
Carlo nomina arcivescovo di Canterbury William Laud, che inizia a perseguitare i puritani (molti fuggono in America, fondando le colonie del New England). L'errore fatale avviene quando Laud cerca di imporre il libro di preghiere anglicano (Book of Common Prayer) alla Scozia, che era fieramente presbiteriana (calvinista). La Scozia si ribella (guerra dei vescovi). L'esercito scozzese marcia verso l'Inghilterra.
4. La società: "court" vs "country"
Dietro lo scontro istituzionale c'era un cambiamento sociale che gli Stuart non capirono.
- The court (la corte): l'alta aristocrazia corrotta, che viveva di rendita, monopoli concessi dal Re e favori reali.
- The country (il Paese reale): la gentry (piccola nobiltà di campagna), i mercanti, gli imprenditori. Questo ceto stava diventando ricchissimo grazie ai commerci e alle recinzioni delle terre (enclosures).
Il punto critico: la gentry pagava la maggior parte delle tasse ma non aveva potere politico. Sentivano che la Corte parassitaria stava prosciugando la ricchezza della nazione per lussi e politiche cattolicizzanti.
2. La Prima Rivoluzione inglese (1642–1651)
Eccoci nel cuore della tempesta. Se la prima fase era la preparazione degli "ingredienti" esplosivi, ora vedremo la deflagrazione vera e propria. Qui assistiamo a un fenomeno unico: una guerra che inizia per motivi religiosi e fiscali, ma che si trasforma in un laboratorio di modernità politica.
1. La scintilla: dal "Lungo Parlamento" alla guerra
Carlo I, disperato per i soldi necessari a fermare gli scozzesi, convoca il Parlamento nel 1640. Questo parlamento passerà alla storia come il Lungo Parlamento. Invece di dare soldi al re, i parlamentari, guidati da leader come John Pym, smantellano l'assolutismo:
- Aboliscono i tribunali speciali del re (la star chamber).
- Condannano a morte i due bracci destri del re: il conte di Strafford e l'arcivescovo Laud.
- Approvano il Triennial Act: il Parlamento deve essere convocato almeno ogni tre anni.
Il punto di rottura (1642): l'atmosfera a Londra è incandescente. Carlo I tenta il tutto per tutto: irrompe in Parlamento con i soldati per arrestare i 5 capi dell'opposizione. Ma essi sono già fuggiti. È un atto di guerra.
2. Le fazioni in campo
- I cavalieri (realisti): l'alta aristocrazia, i grandi proprietari terrieri tradizionalisti, i cattolici. Forti nel Nord e Ovest. Hanno un'ottima cavalleria.
- Le "teste tonde" (parlamentari): chiamati così per i capelli corti. La gentry, i mercanti, i puritani. Forti nel Sud, Est e soprattutto a Londra. Hanno i soldi e la flotta.
3. La svolta: il "New Model Army"
La vittoria del Parlamento fu determinata da Oliver Cromwell, che creò il New Model Army:
- Gli "ironsides": soldati disciplinatissimi e religiosi.
- Meritocrazia: gli ufficiali non sono scelti per nascita, ma per capacità.
- Indottrinamento: i soldati discutono di politica e religione.
Nel 1645, nella battaglia di Naseby, il New Model Army annienta l'esercito regio.
4. Il dibattito democratico: i dibattiti di Putney (1647)
Sconfitto il re, il fronte vincitore si spacca. Nell'esercito si diffondono le idee dei livellatori (levellers). A Putney si tengono dibattiti straordinari:
- Ireton (moderato): sostiene che solo chi ha "un interesse permanente nel regno" (terra) ha diritto di voto.
- Rainsborough (livellatore): risponde con una frase celebre:
"L'uomo più povero d'Inghilterra ha una vita da vivere quanto il più grande... e un uomo non è tenuto a obbedire a un governo che non ha avuto voce nel creare".
È il primo vero dibattito moderno sul suffragio universale. Cromwell, spaventato, chiude i dibattiti.
5. L'atto finale: il regicidio (1649)
Carlo I fugge e scatena una seconda guerra civile. Cromwell perde la pazienza.
- Pride's Purge: il colonnello Pride caccia dal Parlamento i moderati. Resta il Rump Parliament.
- La sentenza: la Corte afferma che il Re non è superiore alla legge, ma è un funzionario. Avendo fatto guerra al suo popolo, è un tiranno.
Il 30 gennaio 1649, Carlo I viene decapitato a Whitehall.
6. Il Commonwealth e la deriva autoritaria
Viene proclamata la repubblica (Commonwealth). Cromwell diventa l'uomo d'ordine: massacra le rivolte in Irlanda, impone l'Atto di Navigazione (1651) contro l'Olanda e infine scioglie il Parlamento (1653) diventando Lord Protettore. È una dittatura militare puritana.
3. La Restaurazione e le premesse della Seconda Rivoluzione
Alla morte di Cromwell (1658), il sistema crolla. Il generale Monck richiama Carlo II Stuart dall'esilio (1660).
1. Il compromesso della Restaurazione
Il paese era esausto e voleva stabilità. Il Parlamento pensava di poter controllare Carlo II, ma il conflitto di fondo (re vs Parlamento) era stato solo "nascosto sotto il tappeto".
2. Carlo II, "The Merry Monarch"
Carlo II è abile. Pubblicamente collabora con il Parlamento, ma segretamente ammira l'assolutismo di Luigi XIV. Nel 1670 firma il Trattato segreto di Dover con la Francia: soldi in cambio della promessa di riconvertire l'Inghilterra al cattolicesimo.
3. La fobia cattolica e il "Test Act" (1673)
Quando il fratello del re, Giacomo, si converte al cattolicesimo, il Parlamento approva il Test Act: chiunque voglia ricoprire cariche pubbliche deve giurare fedeltà all'Anglicanesimo. Obiettivo: escludere i cattolici dal potere.
4. La nascita dei partiti: Whigs e Tories
Durante lo scontro sull'esclusione di Giacomo dal trono nascono i partiti:
- Whigs (liberali): borghesia, puritani. Sostengono la supremazia del Parlamento.
- Tories (conservatori): proprietari terrieri, Chiesa Anglicana. Sostengono la sacralità della monarchia (pur non amando il cattolicesimo).
5. Habeas Corpus Act (1679)
I Whigs riescono a far approvare l'Habeas Corpus Act. Fino ad allora, il Re poteva arrestare chiunque arbitrariamente. La legge stabilisce che ogni arrestato deve essere portato davanti a un giudice per convalidare l'arresto. È la base delle garanzie costituzionali.
6. La crisi finale: Giacomo II
Alla morte di Carlo II (1685), sale al trono Giacomo II. Scioglie il Parlamento e nomina cattolici nell'esercito. La scintilla scocca nel giugno 1688: nasce un erede maschio a Giacomo II, battezzato cattolico. Di fronte allo spettro di una dinastia cattolica perenne, Whigs e Tories fanno fronte comune e chiamano Guglielmo d'Orange.
4. La Gloriosa Rivoluzione (1688)
È definita "Gloriosa" perché avvenne quasi senza spargimento di sangue e restaurò le antiche libertà.
1. L'invasione
Guglielmo d'Orange sbarca a Torbay il 5 novembre 1688. L'esercito di Giacomo II, guidato da John Churchill, diserta. Giacomo II fugge in Francia.
2. La "finzione giuridica" dell'abdicazione
Il Parlamento usa un espediente geniale: interpreta la fuga di Giacomo II (che aveva gettato il sigillo nel Tamigi) non come una cacciata, ma come un'abdicazione volontaria. Questo permette ai conservatori (Tories) di accettare il nuovo re senza rinnegare il principio dinastico.
5. La nascita del regime parlamentare
Il punto di svolta non fu il cambio di re, ma le condizioni imposte. Nel 1689, Guglielmo III e Maria II giurano fedeltà al Bill of Rights.
1. I pilastri del Bill of Rights
Questo documento segna la fine dell'assolutismo:
- Potere legislativo: il re non può sospendere le leggi del Parlamento.
- Potere fiscale: il re non può imporre tasse senza approvazione (no taxation without representation).
- Esercito: divieto di esercito stanziale in tempo di pace senza consenso.
- Libertà: elezioni libere e immunità per i dibattiti parlamentari.
2. Il consolidamento
- Toleration Act (1689): libertà di culto ai protestanti dissidenti (fine delle guerre di religione).
- Act of Settlement (1701): regola la successione (mai più cattolici) e stabilisce l'inamovibilità dei giudici (indipendenza della magistratura).
3. L'evoluzione verso il Primo Ministro
Con l'arrivo della dinastia Hanover (1714), re Giorgio I, che non parlava inglese, smise di presiedere le riunioni del governo. Emerse la figura del Primo Ministro (Robert Walpole), che faceva da tramite. Il governo iniziò a rispondere al Parlamento, non più solo al re.
La mente dietro il progetto: John Locke
Tutto questo fu teorizzato da John Locke (Due trattati sul governo, 1690): gli uomini hanno diritti naturali (vita, libertà, proprietà); se il sovrano li viola, il popolo ha il diritto di resistenza (appello al cielo).
Sintesi finale
| Caratteristica | Monarchia assoluta (Francia) | Monarchia parlamentare (Inghilterra) |
|---|---|---|
| Fonte del potere | Dio (diritto divino) | La legge e il Parlamento (contratto) |
| La legge | Rex facit legem | Lex facit regem |
| I sudditi | Obbedienza passiva | Cittadini con diritti inalienabili |
Le rivoluzioni inglesi hanno anticipato di un secolo la Rivoluzione francese. Mentre la Francia cercò di distruggere il passato, l'Inghilterra usò la tradizione (Common Law) per imbrigliare il potere. Nasce così lo Stato di diritto: nessuno, nemmeno il re, è al di sopra della legge.