Il De Anima Mundi

Lettura di frammenti scelti di Guglielmo di Conches (Libro I)
(reading primary sources)

In questi estratti del primo libro del suo trattato, Guglielmo di Conches opera una sintesi spericolata e affascinante. Cerca di tradurre le categorie ontologiche di Platone (il cosmo, l'invisibile, il Demiurgo ordinatore, l'Anima del Mondo) all'interno del rigoroso orizzonte teologico cristiano, rivendicando al contempo il potere autonomo della ragione umana nello studio della natura.

1. Il dualismo e l'oggetto della filosofia

Testo latino "Philosophia est eorum quae sunt et non videntur, et eorum quae sunt et videntur vera comprehensio. [...] Sunt autem haec creator, anima mundi, daemones, animae hominum".
Traduzione "La filosofia è la vera comprensione di quelle cose che sono e non si vedono, e di quelle che sono e si vedono. [...] Queste [realtà invisibili] sono il creatore, l'anima del mondo, i demoni e le anime degli uomini".

Guglielmo imposta fin da subito la sua opera su un rigoroso dualismo platonico (ontological dualism): la realtà si divide in materia visibile e sostanza invisibile intelligibile. Si noti il rischio teologico: tra le supreme realtà invisibili, accanto al "Creatore" cristiano, Guglielmo inserisce concetti di diretta derivazione greca come i "demoni" e, soprattutto, l'Anima del Mondo (the World Soul).

2. L'Artefice divino e la logica contro il caso

Testo latino "Cum enim mundus ex contrariis factus sit elementis [...] vel natura operante vel casu vel aliquo artifice in compositione mundi illa coniuncta sunt. [...] Casu vero coniuncta non sunt. [...] Cum ergo nihil praeter creatorem praecessit mundum, casu non est factus; igitur aliquo artifice. [...] Deus ergo".
Traduzione "Poiché infatti il mondo è stato fatto da elementi contrari [...] essi sono stati congiunti nella composizione del mondo o per opera della natura, o per caso, o da un qualche artefice. [...] Non sono stati però congiunti per caso. [...] Poiché dunque nulla ha preceduto il mondo eccetto il creatore, non è stato fatto per caso; dunque da un qualche artefice. [...] Dunque è Dio".

Qui assistiamo alla perfetta sovrapposizione tra il Demiurgo platonico del Timeo e il Dio creatore biblico (the divine Craftsman). Guglielmo usa un'argomentazione squisitamente razionale: la meravigliosa armonia di elementi contrari non può nascere dalla natura bruta né dal caso (il quale è solo un evento inatteso nato da cause preesistenti). L'ordine cosmico esige un "artefice" intelligente.

3. Il rischio ermeneutico supremo

Testo latino "Anima ergo mundi secundum quosdam spiritus sanctus est. Divina enim voluntate et bonitate (quae spiritus sanctus est, ut praediximus) omnia vivunt quae in mundo vivunt."
Traduzione "L'anima del mondo, dunque, secondo alcuni è lo Spirito Santo. Infatti per la divina volontà e bontà (che è lo Spirito Santo, come abbiamo detto in precedenza) vivono tutte le cose che vivono nel mondo".

Questo è lo snodo più audace e "pericoloso" della Scuola di Chartres. Il principio vitale che Platone chiamava "Anima del Mondo" (la forza che tiene unito il cosmo materiale e lo fa vivere intellettualmente) viene identificato con la terza Persona della Trinità (The Holy Spirit). Guglielmo giustifica l'analogia affermando che è la bontà e la volontà divina a infondere la vita al creato.

4. Natura operante e difesa della razionalità

Testo latino "Nos autem dicimus in omnibus rationem esse quaerendam, si potest inveniri. Sin autem alicui deficiat quod divina pagina affirmat, sancto spiritui et fidei esse mandandum".
Traduzione "Noi invece diciamo che in tutte le cose si deve cercare la ragione, se può essere trovata. Se poi a qualcuno manchi [la comprensione razionale di] ciò che la pagina divina afferma, ciò va affidato allo Spirito Santo e alla fede".

In chiusura di questi passaggi scelti, Guglielmo rivendica con forza l'autonomia dello studio razionale della natura (rational inquiry). Attacca apertamente chi, per superbia o ignoranza, rinuncia a indagare le cause naturali preferendo affidarsi ciecamente all'irrazionalità. La fede e l'intervento miracoloso non devono essere una comoda scappatoia: intervengono solo lì dove la ragione umana, avendo tentato tutto il possibile, raggiunge il proprio limite strutturale.