I molteplici volti dello Stupor Mundi
Quando studiamo un personaggio del passato, raramente troviamo una singola "verità". Gli storici devono comportarsi come investigatori, analizzando le fonti primarie (i documenti scritti da chi visse in quell'epoca). Tuttavia, chi scrive ha sempre un proprio punto di vista, un proprio credo politico o religioso.
Nessuno dimostra questo concetto meglio di Federico II di Svevia. A seconda di chi impugnava la penna, l'Imperatore veniva descritto come un mostro eretico o come un sovrano illuminato e giustissimo.
Il francescano guelfo Salimbene de Adam dipinge Federico come un accanito persecutore della Chiesa, descrivendolo come un uomo astuto, avido, lussurioso e privo di fede. Tra le varie "stranezze" crudeli che gli attribuisce, spicca l'isolamento di alcuni neonati per scoprire la lingua originaria dell'umanità, esperimento tragicamente fallito a causa della mancanza di affetto materno. Salimbene lo definisce inoltre un materialista, convinto che non ci fosse vita dopo la morte.
Di tutt'altro avviso è il ghibellino Goffredo di Cosenza. Nella sua cronaca, Federico appare come un uomo di straordinaria prudenza e magnanimità. Viene esaltato il suo impegno nel promuovere le arti liberali in Sicilia e il suo amore per la giustizia, tanto che l'imperatore permetteva a chiunque, persino al più povero, di fargli causa in tribunale ponendosi al suo stesso livello.
Infine, il cronista arabo Sibt Ibn Al-Giawzi ci offre uno sguardo esterno, narrando la visita di Federico a Gerusalemme. Sebbene confermi la sua fama di materialista che "del Cristianesimo si faceva semplice gioco", ne evidenzia il profondo rispetto per l'Islam: l'imperatore, infatti, rimproverò aspramente il cadì locale per aver silenziato il richiamo alla preghiera dei muezzin nel tentativo di non disturbarlo.
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