Federico II

Stupor mundi et immutator mirabilis

Federico II di Svevia (Jesi, 1194 – Fiorentino di Puglia, 1250) rappresenta il vertice e il tramonto dell'idea imperiale medievale. Uomo di sintesi tra il rigore germanico degli Hohenstaufen e la cultura mediterranea degli Altavilla, sfidò l'ordine costituito del XIII secolo proponendo un modello di sovranità che anticipava il Rinascimento.

1. Il "puer apuliae" e lo scontro con il Papato

La tragedia politica di Federico inizia nella culla. Ereditando dal padre Enrico VI l'Impero Germanico e dalla madre Costanza d'Altavilla il Regno di Sicilia, egli realizzò l'incubo geopolitico della Chiesa: l'unio regni et Imperii. Lo Stato pontificio si trovò stritolato in una morsa mortale, circondato a nord e a sud dallo stesso sovrano.

La promessa infranta

Il suo tutore, Papa Innocenzo III, lo allevò con la promessa che Federico avrebbe tenuto separate le due corone. Una volta adulto, Federico tradì questa promessa. La sua visione era chiara: l'Italia non doveva essere il giardino del Papa, ma il centro pulsante dell'Impero.

Il conflitto con i successori (Gregorio IX e Innocenzo IV) non fu solo politico, ma escatologico. La propaganda guelfa lo dipinse come l'Anticristo, la "Bestia dell'Apocalisse". Federico rispose con una cancelleria raffinatissima, accusando la Chiesa di aver tradito la povertà evangelica per la cupidigia del potere temporale.

2. La sesta crociata: lo scandalo della pace

Incontro tra Federico II e Al-Kamil

Federico II e il sultano Al-Kamil: il trionfo della diplomazia sulla spada.

Nel 1228, Federico partì per la Terra Santa in condizioni paradossali: era l'unico crociato della storia a partire da scomunicato. Il pretesto giuridico per la spedizione era il suo matrimonio con Yolanda di Brienne, erede del Regno di Gerusalemme, morta poco dopo aver dato alla luce un figlio.

Il trattato di Jaffa (1229)

Invece di combattere gli infedeli, Federico intavolò un dotto carteggio filosofico e matematico con il sultano d'Egitto, Al-Kamil. I due sovrani, intellettualmente affini, firmarono il trattato di Jaffa: Gerusalemme tornava ai cristiani pacificamente per dieci anni.

L'ingresso di Federico a Gerusalemme fu surreale: entrò nel Santo Sepolcro senza preti (che si rifiutavano di accompagnare uno scomunicato) e, in un gesto di supremo orgoglio, si pose la corona sul capo da solo. Per il Papa, una vittoria senza sangue musulmano non era un miracolo, ma un sacrilegio.

3. L'architetto dello Stato moderno

Se in Germania Federico dovette concedere potere ai principi feudali, nel Sud Italia (Regno di Sicilia) realizzò il primo prototipo di Stato moderno europeo, centralizzato e burocratico.

L'Università di Napoli (1224)

Fondò lo studium di Napoli (oggi Federico II) con uno scopo preciso: creare una classe di funzionari laici (giuristi e notai) fedeli solo allo Stato, rompendo il monopolio culturale della Chiesa e l'egemonia accademica della guelfa Bologna.

Le Costituzioni di Melfi (1231)

Nel castello di Melfi promulgò il Liber augustalis. È un capolavoro giuridico che afferma principi rivoluzionari:

4. "Stupor mundi": scienza e cultura

Federico II e il falco

Illustrazione dal manoscritto originale del "De arte venandi cum avibus".

La corte di Palermo divenne il crocevia del sapere mediterraneo. Qui nacque la scuola poetica siciliana, dove funzionari come Giacomo da Lentini inventarono il sonetto, gettando le basi per la lingua italiana che Dante avrebbe poi sublimato.

Il metodo sperimentale

Federico era assetato di conoscenza empirica. Scrisse il De arte venandi cum avibus, un trattato di etologia che correggeva gli errori degli antichi basandosi sull'osservazione diretta. Il suo motto era:

"Ea quae sunt, sicut sunt"
(Osservare le cose che sono, così come sono).

Le cronache (spesso ostili) narrano di suoi esperimenti ai limiti dell'etica: rinchiudere un uomo in una botte sigillata per vedere se l'anima usciva al momento della morte, o allevare neonati nel silenzio assoluto per scoprire quale fosse la lingua primigenia dell'uomo (esperimento fallito, poiché i bambini morirono per mancanza di affetto).

Conclusione: la fine del sogno

Federico morì improvvisamente nel 1250 a Castel Fiorentino. Sulla sua tomba a Palermo, di porfido rosso, si legge: "Se l'onestà, l'intelligenza, le più grandi virtù, la saggezza, la buona reputazione e la nobiltà del sangue potessero resistere alla morte, Federico, che è qui deposto, non sarebbe morto".

Approfondisci la figura di papa Innocenzo III
← Torna alla dinastia