La Russia sovietica
Dalla dissoluzione dell'Impero al totalitarismo staliniano
Affronteremo questo periodo cruciale analizzando non solo gli eventi, ma le trasformazioni strutturali, ideologiche e sociali che hanno portato l'Impero Russo dalla disgregazione zarista al totalitarismo sovietico.
1. Il 1917: l'anno della rottura
La Russia all'inizio del XX secolo era un gigante dai piedi d'argilla: un'autocrazia ancorata a strutture feudali, con un'industria concentrata in poche città (Pietrogrado, Mosca) e una massa contadina affamata di terra. La Prima Guerra Mondiale fu il catalizzatore del crollo. L'esercito era mal equipaggiato e le sconfitte al fronte, unite alla carestia interna, spezzarono il legame tra lo Zar Nicola II e il popolo.
La rivoluzione di febbraio
Nel febbraio 1917 (calendario giuliano), scioperi spontanei a Pietrogrado si trasformarono in insurrezione quando l'esercito fraternizzò con i dimostranti.
- Esito: Nicola II abdicò. Fine della dinastia Romanov.
- Il dualismo dei poteri: si creò una situazione instabile con due centri di potere:
- Il governo provvisorio: guidato dai liberali (L'vov, poi Kerenskij), voleva continuare la guerra e instaurare una democrazia parlamentare.
- I Soviet: consigli di operai, soldati e contadini. Erano dominati inizialmente da Menscevichi e Socialrivoluzionari, ma detenevano il controllo reale delle masse.
La rivoluzione d'ottobre
Lenin, tornato dall'esilio nell'aprile 1917, enunciò le "tesi di aprile": "Tutto il potere ai Soviet", "Pace subito", "Terra ai contadini". I Bolscevichi guadagnarono consensi mentre il governo provvisorio collassava sotto il peso della guerra.
La notte tra il 24 e il 25 ottobre, i Bolscevichi occuparono i punti strategici di Pietrogrado e presero il Palazzo d'Inverno. Fu un colpo di stato incruento e tecnicamente impeccabile, organizzato da Lev Trotskij.
2. Guerra civile e comunismo di guerra (1918-1921)
Appena al potere, Lenin firmò la pace di Brest-Litovsk (1918), accettando perdite territoriali enormi pur di salvare la rivoluzione. Ma la pace esterna portò alla guerra interna.
- Gli schieramenti: l'Armata Rossa (Bolscevichi) contro le Armate Bianche (filo-zaristi, liberali, forze straniere).
- Comunismo di guerra: per sostenere lo sforzo bellico, Lenin impose un regime economico durissimo:
- Nazionalizzazione totale delle industrie.
- Soppressione del commercio privato.
- Requisizione forzata del grano ai contadini (prodrazverstka).
Nonostante l'isolamento internazionale, l'Armata Rossa, trasformata da Trotskij in una macchina da guerra disciplinata, vinse. Il costo fu devastante: carestie, milioni di morti e un'economia in rovina.
3. La NEP e l'interregno (1921-1928)
Nel 1921, la rivolta dei marinai di Kronstadt (in precedenza fedelissimi ai bolscevichi) fece capire a Lenin che il paese era al limite. Varò quindi la NEP (Nuova Politica Economica):
- Fine delle requisizioni forzate.
- Reintroduzione parziale del libero mercato e della piccola impresa.
- Lo Stato manteneva il controllo dei "gangli vitali" (banche, grande industria).
L'economia si riprese, ma si creò una nuova classe di contadini benestanti (i Kulaki) e commercianti (i Nepmen).
La morte di Lenin e la lotta per il potere
Lenin morì nel 1924. Lasciò un "testamento" politico in cui criticava l'eccessivo potere e la rozzezza di Stalin (segretario generale del Partito). Il documento fu insabbiato. Si aprì lo scontro tra due visioni:
- Trotskij (sinistra): sosteneva la "rivoluzione permanente" (esportare il comunismo) e l'industrializzazione forzata.
- Stalin (centro): elaborò la teoria del "socialismo in un solo paese": l'URSS doveva rafforzarsi internamente prima di guardare all'esterno.
- Bukharin (destra): sosteneva la prosecuzione della NEP e l'alleanza con i contadini.
Stalin, abile manovratore dell'apparato burocratico, si alleò prima con la destra per eliminare la sinistra (Trotskij fu espulso nel 1927), e poi liquidò la destra per attuare il proprio programma.
4. L'era di Stalin: la rivoluzione dall'alto (1929-1953)
Una volta consolidato il potere, Stalin abbandonò la NEP e lanciò una trasformazione radicale della società sovietica basata su due pilastri interconnessi:
A. I Piani quinquennali e l'industrializzazione
Stalin impose obiettivi di produzione irreali per trasformare l'URSS da paese agricolo a potenza industriale in dieci anni.
- Nascita di enormi complessi industriali (Magnitogorsk) e infrastrutture.
- L'industria pesante e bellica ebbe la priorità assoluta sui beni di consumo.
B. La collettivizzazione forzata
Per finanziare l'industria e nutrire le città, Stalin dichiarò guerra alle campagne.
- Dekulakizzazione: i Kulaki furono "liquidati come classe": arrestati, fucilati o deportati in Siberia.
- Kolkhoz: i contadini furono costretti a entrare in fattorie collettive.
- Holodomor (1932-33): la resistenza contadina e le requisizioni statali causarono una carestia artificiale, specialmente in Ucraina, che uccise milioni di persone.
C. Il Grande Terrore (1936-1938)
Il totalitarismo staliniano raggiunse l'apice con le "grandi purghe".
- L'omicidio Kirov (1934): usato come pretesto per scatenare la repressione.
- I processi di Mosca: la "vecchia guardia" bolscevica (Zinoviev, Kamenev, Bukharin) fu costretta, sotto tortura, a confessare crimini inesistenti in processi pubblici, per poi essere giustiziata.
- Il gulag: il sistema dei campi di lavoro forzato divenne una componente strutturale dell'economia sovietica, gestita dall'NKVD.
- Culto della personalità: Stalin veniva dipinto come il padre infallibile della nazione, erede diretto di Lenin, mentre la storia veniva riscritta (damnatio memoriae degli avversari).
Sintesi finale
Dalla speranza utopica del 1917 si giunse, alla fine degli anni '30, a uno Stato totalitario monolitico. Stalin riuscì a creare una superpotenza industriale capace di reggere l'urto della Seconda Guerra Mondiale, ma il prezzo pagato in termini di vite umane, libertà e terrore psicologico fu incalcolabile.
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