La questione meridionale

Economia, politica e società nel Mezzogiorno giolittiano

Mentre il Nord Italia viveva il suo decollo industriale, il Sud sprofondava in una crisi strutturale. L'età giolittiana, pur portando stabilità, cristallizzò il divario economico tra le due parti del paese. Questo fenomeno, noto come dualismo economico, fu aggravato dalle scelte protezionistiche dello Stato.

Vanga e Latte di Teofilo Patini
"Vanga e latte" (1884) di Teofilo Patini. Un dipinto che esprime la dura realtà del lavoro contadino nel sud e nel centro Italia.

Il dazio sul grano e il patto industriale-agrario

Il sistema economico si reggeva su un compromesso dannoso per il Sud:

Questo "blocco agrario-industriale" manteneva alti i prezzi, avvantaggiando gli industriali del Nord e i baroni del Sud, ma soffocava le colture specializzate meridionali (vino, olio, agrumi) che non potevano essere esportate a causa delle ritorsioni commerciali degli altri paesi.

2. La "malavita" politica e Gaetano Salvemini

Se al Nord Giolitti cercava il consenso delle masse operaie, al Sud il controllo politico avveniva attraverso i prefetti e i notabili locali.

Ritratto di Gaetano Salvemini
Gaetano Salvemini, storico e politico pugliese, fu il più aspro critico del sistema giolittiano nel Mezzogiorno.
"Giolitti è il ministro della malavita".
— Gaetano Salvemini, 1910

Salvemini accusava Giolitti di usare la corruzione e la violenza (tramite i "mazzieri") per impedire agli oppositori di votare e per garantire l'elezione di candidati governativi. Il Sud era trattato come un serbatoio di voti passivo: in cambio del voto, il governo centrale garantiva ai notabili locali favori, posti di lavoro nella pubblica amministrazione e impunità.

3. La grande emigrazione: una "valvola di sfogo"

L'assenza di riforme agrarie e la miseria diffusa portarono a un esodo biblico. Tra il 1900 e il 1914, milioni di italiani, prevalentemente meridionali, lasciarono il paese diretti verso le Americhe (Stati Uniti, Argentina, Brasile).

Archivi storici: Ellis Island

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Questo fenomeno ebbe conseguenze ambivalenti:

4. Le leggi speciali e l'industrializzazione calata dall'alto

Consapevole del problema, Giolitti tentò di intervenire non con riforme strutturali (come la riforma agraria), ma attraverso le cosiddette leggi speciali per il Mezzogiorno (Legge per la Basilicata, Legge per Napoli, ecc.).

▶ Guarda il video su YouTube: Bagnoli, l'altra Ilva. Cronaca di un fallimento italiano

Queste leggi prevedevano sgravi fiscali e finanziamenti statali per creare poli industriali e infrastrutture. Due esempi emblematici furono:

  1. L'acquedotto pugliese: una colossale opera pubblica iniziata nel 1906 per portare l'acqua in una regione cronicamente siccitosa.
  2. Il polo siderurgico di Bagnoli: costruito a Napoli (Legge del 1904), fu un tentativo di creare un'industria pesante al Sud. Tuttavia, queste industrie rimasero spesso "cattedrali nel deserto", slegate dal tessuto economico locale e dipendenti dalle commesse statali.

Nonostante questi sforzi, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, il divario tra Nord e Sud non si era ridotto, ma anzi, per certi aspetti, si era ampliato.

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