L'introduzione: l'alba del giusnaturalismo moderno
Il Seicento è il secolo delle guerre di religione, della crisi dei fondamenti e della rivoluzione scientifica. In questo scenario di rottura, il giusnaturalismo (o dottrina del diritto naturale) emerge come il disperato e geniale tentativo di trovare una base universale per la convivenza umana, indipendente dalla teologia.
Il punto di svolta si ha con l'olandese Ugo Grozio (De iure belli ac pacis, 1625). Grozio afferma che il diritto naturale, in quanto dettato dalla retta ragione umana, manterrebbe la sua validità "etsi Deus non daretur" (anche se ammettessimo, per assurdo, che Dio non esistesse o non si curasse delle vicende umane).
I 3 pilastri del giusnaturalismo:
- Stato di natura: una condizione pre-politica originaria in cui gli uomini vivono seguendo solo le leggi della natura.
- Contratto sociale: il patto (spesso diviso in pactum unionis e pactum subiectionis) con cui gli individui escono dallo stato di natura per fondare la società civile.
- Società civile/Stato: l'istituzione artificiale creata per garantire diritti, sicurezza o giustizia, a seconda della visione del filosofo.
Da Grozio in poi, lo Stato non è più un dato naturale o un decreto divino, ma un artificio umano, una macchina costruita per risolvere i problemi della condizione naturale. Su questo telaio concettuale, i grandi pensatori tesseranno visioni del mondo radicalmente opposte.
Le architetture del contratto: un confronto
Thomas Hobbes
Inghilterra (1588 - 1679) • Opera chiave: Il Leviatano (1651)
Lo stato di natura: Bellum omnium contra omnes (la guerra di tutti contro tutti). L'uomo non è un animale sociale, ma un lupo per gli altri uomini (homo homini lupus). Regna la paura della morte violenta; non c'è proprietà, solo il possesso temporaneo basato sulla forza.
Il patto: gli individui cedono tutti i loro diritti naturali (tranne il diritto alla vita) a un sovrano assoluto. Il patto è irrevocabile, unilaterale (il sovrano non è sottomesso al patto, ne è il beneficiario) e indivisibile.
La mia lettura: Hobbes ci pone davanti allo specchio più oscuro: siamo disposti a sacrificare ogni libertà pur di ottenere la sicurezza? Il Leviatano è un mostro necessario che divora la libertà politica per garantire la sopravvivenza biologica.
Parola chiave:
sicurezza assoluta
Baruch Spinoza
Olanda (1632 - 1677) • Opera chiave: Trattato teologico-politico (1670)
Lo stato di natura: il diritto naturale di ciascuno si estende fin dove arriva la sua potenza. Non c'è bene o male morale, solo l'espressione del conatus (sforzo di autoconservazione). Tuttavia, la vera potenza umana si realizza solo nella cooperazione razionale.
Il patto: lo Stato non nasce per reprimere le passioni, ma per canalizzarle. Il fine dello Stato non è il dominio, ma la libertà. La democrazia è la forma di governo più vicina allo stato di natura, perché nessuno aliena il proprio diritto a un singolo, ma alla totalità di cui fa parte.
La mia lettura: Spinoza è il mio "azzardo" preferito. A differenza di Hobbes, per Spinoza il patto non annulla l'individuo. La moltitudine non si sottomette, anzi, si potenzia! È una teoria della democrazia radicale, basata sulla libertà di espressione e di pensiero, inalienabili per natura.
Parola chiave:
potenza e libertà
John Locke
Inghilterra (1632 - 1704) • Opera chiave: Secondo trattato sul governo (1690)
Lo stato di natura: non è uno stato di guerra, ma di esseri razionali liberi e uguali che godono di diritti naturali pre-politici: vita, libertà e proprietà (fondata sul lavoro). La guerra scoppia solo quando qualcuno viola questi diritti in assenza di un giudice imparziale.
Il patto: gli uomini si uniscono in società solo per tutelare meglio i loro diritti preesistenti. Il patto è un trust (un affidamento fiduciario). Il potere del sovrano è limitato, divisibile (divisione dei poteri) e revocabile: se il sovrano diventa tiranno, il popolo ha il diritto di resistenza (o di rivoluzione).
La mia lettura: Locke fonda il liberalismo moderno. Il suo rigore sta nel porre l'individuo prima dello Stato. Ma attenzione: la sua apologia della proprietà privata come diritto naturale porta in sé il germe delle disuguaglianze capitalistiche, un tema di enorme responsabilità etica.
Parola chiave:
diritti inalienabili
Jean-Jacques Rousseau
Ginevra (1712 - 1778) • Opera chiave: Il contratto sociale (1762)
Lo stato di natura: un orizzonte ideale (forse mai esistito). L'uomo è un "buon selvaggio", isolato, pacifico e mosso da pietà e amor di sé. È la civiltà, e in particolare l'istituzione della proprietà privata, a generare disuguaglianza, corruzione e la "guerra" che Hobbes credeva naturale.
Il patto: il contratto sociale non deve legittimare l'ordine esistente (che è ingiusto), ma crearne uno nuovo. Richiede l'alienazione totale di ogni individuo alla comunità. In cambio, l'individuo riacquista la sua libertà sotto forma di libertà civile, sottomettendosi solo alla volontà generale, che mira sempre al bene comune.
La mia lettura: Rousseau è in questo percorso perché rappresenta l'esito più tragico e sublime del giusnaturalismo. L'uomo per essere libero deve "essere costretto a essere libero". È un paradosso affascinante e pericoloso, che ha ispirato sia le moderne democrazie partecipative sia i totalitarismi del Novecento. Una sfida interpretativa assoluta.
Parola chiave:
volontà generale
La responsabilità della scelta
Nota bene! Accettare la premessa di Hobbes significa giustificare regimi autoritari in nome della crisi. Spiegare Locke significa comprendere le basi – ma anche le ipocrisie – delle nostre democrazie liberali. Leggere Spinoza ci chiama a una politica della gioia e della moltitudine, mentre Rousseau ci tormenta con l'impossibile sintesi tra individuo e totalità.
La filosofia politica del Seicento ci insegna che la forma dello Stato è sempre il riflesso di come rispondiamo alla domanda più radicale: chi è veramente l'essere umano?