I miti platonici
Bonus track: quando il Logos non basta(platonic myths / allegories)
Perché un filosofo che ha dedicato la vita a difendere la razionalità (logos) contro le illusioni, ricorre così spesso al mito (mythos)? In Platone, il mito non è una regressione al pensiero magico pre-filosofico. È uno strumento didattico e speculativo formidabile.
La funzione del mito:
Platone usa il racconto mitico quando l'indagine razionale arriva ai suoi limiti estremi. Per parlare del destino dell'anima dopo la morte, dell'origine dell'universo o della natura degli dèi, la pura logica balbetta. Il mito interviene allora come una "seconda navigazione" immaginifica: non ci dà la verità assoluta, ma ci offre un'immagine verosimile (a likely story), capace di orientare la nostra vita morale.
Un atlante del mito platonico
Nel corso delle nostre lezioni abbiamo già incontrato alcuni di questi racconti (come la biga alata o il Demiurgo). Di seguito, una mappa dei miti più celebri e potenti che costellano i dialoghi platonici.
Il più celebre di tutti. Racconta di prigionieri incatenati fin dall'infanzia in una grotta, costretti a guardare ombre proiettate su un muro. Rappresenta il doloroso percorso educativo del filosofo, che si libera dalle illusioni dei sensi per risalire verso la luce del Sole (l'Idea del Bene), con il dovere morale di tornare indietro per liberare gli altri.
Un soldato morto in battaglia si risveglia sulla pira funeraria e racconta ciò che ha visto nell'aldilà. Le anime, prima di reincarnarsi, sono chiamate a scegliere il proprio destino futuro (reincarnation / choice of life). Sancisce un principio rivoluzionario: non sono gli dèi a decidere la nostra sorte, ma siamo noi i responsabili della nostra scelta. "La virtù non ha padrone".
Raccontato dal commediografo Aristofane, spiega l'origine dell'amore. Un tempo gli esseri umani erano perfetti, sferici e con due sessi. Puniti da Zeus per la loro superbia, vennero tagliati a metà. Da allora, l'Amore (Eros) è la ricerca disperata e nostalgica della propria metà perduta per ritornare all'unità originaria.
Il dio egizio Theuth offre al re Thamus l'invenzione della scrittura, presentandola come farmaco per la memoria. Il re la rifiuta: la scrittura non rafforza la memoria, ma genera dimenticanza, illudendo l'uomo di possedere un sapere che è solo esterno. È la grande difesa platonica dell'oralità dialettica contro la rigidità del testo scritto.
La storia di un'antica e potentissima civiltà marittima, un tempo giusta e poi corrotta dalla brama di potere, che venne inabissata dagli dèi in un solo giorno e una sola notte. Rappresenta la parabola della decadenza politica e della caduta di ogni imperialismo che si allontana dalla misura e dalla giustizia.
L'anima è come un carro guidato dalla ragione (l'auriga), trainato da un cavallo bianco (l'impeto nobile) e uno nero (gli istinti bassi). Rappresenta il dramma psicologico dell'uomo, costantemente diviso tra la tensione verso l'Assoluto e il peso della materia che lo trascina a terra.
La sfida ermeneutica: flipped classroom
Il vostro incarico:
1. Scegliete uno dei miti platonici illustrati sopra (o proponetene un altro, come il mito di Gige).
2. Leggete la fonte originale.
3. Costruite un'interpretazione rigorosa del testo.
4. La prossima settimana, sarete voi a salire in cattedra: dovrete spiegare il mito alla classe, affrontando il rischio di esporre la vostra lettura alle mie domande e a quelle dei vostri compagni. Dovete preparare una presentazione? No, qualsiasi elaborato creativo andrà bene (un video, una canzone, un diorama, un'infografica...).