1. Il limite della ragione
Il punto di partenza fondamentale della filosofia pascaliana è una distinzione epistemologica radicale. Pascal, pur essendo uno dei più grandi matematici del suo tempo, comprende che la scienza e la logica formale non sono strumenti sufficienti per indagare l'enigma dell'uomo.
Egli distingue tra due modalità di conoscenza che operano in ambiti diversi:
L'ésprit de géométrie
È lo "spirito di geometria". Rappresenta la ragione discorsiva, scientifica e analitica. Procede attraverso definizioni chiare, assiomi e dimostrazioni rigorose. È lo strumento perfetto per la fisica e la matematica, per comprendere il mondo naturale. Tuttavia, di fronte ai problemi morali o esistenziali, si inceppa.
L'ésprit de finesse
È lo "spirito di finezza". È la capacità di "sentire" la verità in modo intuitivo e immediato. Non procede per dimostrazioni, ma per visioni d'insieme. Ha sede nel cuore (che per Pascal non è l'emozione romantica, ma l'organo della percezione spirituale). È l'unico in grado di cogliere le sfumature dell'animo umano e Dio.
"Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce".
Per Pascal, la fede è Dio sensibile al cuore, non alla ragione. La ragione può preparare la strada, ma l'ultimo passo verso la verità assoluta è un atto intuitivo e sentimentale.