ma l'un de' cigli un colpo avea diviso". — Dante Alighieri, Purgatorio, Canto III
Figlio naturale (illegittimo) di Federico II e della nobile Bianca Lancia, Manfredi è considerato l'ultimo vero sovrano della dinastia sveva. Sebbene non fosse l'erede designato, fu l'unico a possedere il carisma, l'intelligenza e l'ardore del padre.
Il legame col passato: l'erede spirituale
Mentre il fratellastro Corrado IV moriva prematuramente, Manfredi raccolse l'eredità culturale e politica di Federico II. Mantenne la corte di Palermo come un centro di scienza e poesia e divenne il punto di riferimento del ghibellinismo italiano.
Proprio come il padre, fu scomunicato dalla Chiesa, che vedeva in lui la continuazione della "stirpe di vipere". Incurante delle minacce papali, si fece incoronare Re di Sicilia nel 1258, nel Duomo di Palermo, sognando di restaurare la grandezza sveva.
La svolta storica: l'arrivo degli Angiò
Il Papa, deciso a estirpare gli Svevi dal Sud Italia, invocò un aiuto straniero: offrì la corona di Sicilia a Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia.
Questo evento segna uno spartiacque fondamentale nella storia europea: è il momento in cui l'influenza tedesca sull'Italia (durata secoli, dai tempi di Ottone I) viene sostituita dall'influenza francese.
Benevento e il futuro: la fine di un'era
Lo scontro decisivo avvenne il 26 febbraio 1266 nella piana di Benevento. Tradito da alcuni baroni pugliesi, Manfredi si gettò nella mischia pur sapendo di aver perso, morendo da eroe sul campo.
La sua morte non segnò solo la fine fisica di un uomo, ma il tramonto definitivo dell'idea imperiale universale. Con la vittoria angioina, il Sud Italia entrò nell'orbita francese, ponendo le premesse per la futura rivolta dei Vespri Siciliani (1282) e la successiva divisione del regno tra Angioini (Napoli) e Aragonesi (Sicilia).
L'eredità: i vespri siciliani (1282)
I vespri siciliani (1282) sono la diretta conseguenza della caduta degli Svevi e possono essere letti come la "vendetta postuma" della dinastia Hohenstaufen.
1. La causa: il "maltolto" angioino
Quando Carlo d'Angiò (francese) sconfisse Manfredi a Benevento nel 1266, impose un regime durissimo in Sicilia.
- Umiliazione politica: spostò la capitale da Palermo (che era stata il centro del mondo con Federico II) a Napoli. Per i siciliani fu un affronto imperdonabile: da centro dell'Impero a provincia marginale.
- Tassazione: gli Angioini tassarono ferocemente l'isola per ripagare i debiti di guerra col Papa.
- Arroganza: i funzionari francesi trattavano i siciliani come sudditi conquistati, con soprusi continui.
2. La scintilla (1282)
Il lunedì di Pasqua del 1282, a Palermo, un soldato francese molestò una nobildonna siciliana col pretesto di perquisirla. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Al grido di "Mora, mora!" (Muoia, muoia!), i palermitani massacrarono la guarnigione francese. La rivolta si estese a tutta l'isola.
3. Il "ritorno" degli Svevi (tramite gli Aragonesi)
Qui sta il legame fondamentale. I siciliani, da soli, non avrebbero potuto resistere alla controffensiva francese. Avevano bisogno di un re legittimo. Chi chiamarono in aiuto? Pietro III d'Aragona.
Perché proprio lui? Perché Pietro III aveva sposato Costanza di Svevia, l'unica figlia di Manfredi sopravvissuta.
- Costanza era l'ultima erede legittima della dinastia sveva rimasta in vita.
- Accogliendo Pietro d'Aragona, i siciliani non stavano chiamando uno straniero a caso, ma stavano restaurando il sangue degli Svevi sul trono, cacciando gli usurpatori francesi che avevano ucciso Manfredi.
4. La conseguenza geopolitica
Questo evento spaccò il Sud Italia in due per secoli (fino al 1816):
- Regno di Napoli: rimase ai Francesi (Angioini).
- Regno di Sicilia: passò agli Spagnoli (Aragonesi), che si consideravano eredi degli Svevi.