Dopo tante guerre noiose, finalmente affrontiamo uno dei capitoli più densi e affascinanti della storia moderna europea: l'apogeo dell'assolutismo sotto Luigi XIV, il Re Sole.
Per comprendere la grandezza e le contraddizioni di questo regno (1643-1715), non possiamo parlarne come se fosse un monolite apparso dal nulla. La monarchia assoluta francese è il risultato di un lungo, doloroso processo di "gestazione" politica e sociale avvenuto nei decenni precedenti.
Analizziamo questo percorso per gradi.
1. Le premesse: il caos e la ricostruzione (1562 - 1643)
Prima che il Re Sole potesse dire (o incarnare) la frase "L'État, c'est moi" (Lo Stato sono io), la Francia dovette attraversare l'inferno delle guerre civili e religiose.
Le guerre di religione (1562-1598)
Nella seconda metà del '500, la Francia era lacerata dallo scontro tra Cattolici e Ugonotti (calvinisti francesi). La corona era debole, in balia delle grandi famiglie nobiliari (come i Guisa) che usavano la religione per contestare il potere regio. Il culmine dell'orrore fu la Notte di San Bartolomeo (1572), un massacro che segnò la memoria collettiva.
La pace arrivò con Enrico IV di Borbone (nonno di Luigi XIV). Egli, protestante convertito al cattolicesimo ("Parigi val bene una messa"), promulgò l'Editto di Nantes (1598), garantendo tolleranza religiosa agli Ugonotti. Enrico IV iniziò a restaurare l'autorità dello Stato, ma fu assassinato nel 1610 da un fanatico cattolico.
Luigi XIII e il Cardinale Richelieu
Il figlio di Enrico, Luigi XIII, salì al trono bambino. La vera svolta arrivò con la nomina a Primo Ministro del Cardinale Richelieu nel 1624.
Richelieu è l'architetto dell'assolutismo. La sua politica aveva due obiettivi feroci:
- Distruggere il potere politico degli Ugonotti: assediò La Rochelle (1627-1628), togliendo loro le roccaforti militari pur mantenendo la libertà di culto.
- Umiliare la nobiltà: vietò i duelli, distrusse i castelli non difensivi e iniziò a inviare funzionari regi (gli Intendenti) nelle province per esautorare i governatori nobili.
In politica estera, Richelieu portò la Francia nella Guerra dei Trent'anni, schierandosi (lui, cardinale cattolico!) con i protestanti contro gli Asburgo di Spagna e Austria, seguendo la pura Ragion di Stato: l'interesse della Francia superava quello della fede.
2. L'Infanzia traumatica: Mazzarino e la Fronda
Alla morte di Luigi XIII (1643), Luigi XIV aveva solo 5 anni. La reggenza passò alla madre, Anna d'Austria, e al successore di Richelieu, il Cardinale italiano Giulio Mazzarino.
È qui che si forma la psicologia di Luigi XIV. Tra il 1648 e il 1653, la Francia fu sconvolta dalla Fronda (dalla fionda, l'arma usata dal popolo parigino). Fu una duplice ribellione:
- Fronda parlamentare: i giudici e burocrati di Parigi chiedevano un controllo sul potere regio (simile a quanto accadeva in Inghilterra).
- Fronda dei Principi: l'alta nobiltà tentò un ultimo colpo di coda per riprendersi il potere sottratto da Richelieu.
Il piccolo Luigi XIV fu costretto a fuggire da Parigi nella notte, dormendo su pagliericci di fortuna, umiliato e spaventato dalla folla e dai nobili traditori.
Nota bene: Luigi non dimenticherà mai questa umiliazione. La sua intera politica sarà volta a impedire che ciò accada di nuovo.
3. Il regno personale (1661-1715)
Nel 1661, Mazzarino muore. Tutti si aspettano che il giovane re, ventiduenne, nomini un nuovo Primo Ministro. Invece, Luigi convoca il Consiglio e dichiara: "Signori, vi ho fatto riunire per dirvi che fino ad ora ho lasciato che i miei affari fossero governati dal defunto signor Cardinale; d'ora in poi sarò io il mio Primo Ministro."
Inizia il governo personale. Ecco i pilastri del suo sistema:
A. La domesticazione della nobiltà: Versailles
Luigi capì che combattere la nobiltà con la spada era rischioso (vedi la Fronda). Decise quindi di "comprarla" e imprigionarla in una gabbia dorata. Trasformò la palazzina di caccia di Versailles nella reggia più sfarzosa d'Europa.
- Il meccanismo: obbligò la grande nobiltà a risiedere a corte. Lì, il potere dei nobili non si misurava più in eserciti o terre, ma nella vicinanza fisica al Re.
- L'etichetta: creò un cerimoniale rigido. Assistere al risveglio del Re (Le lever du Roi), porgergli la camicia o il candeliere divenne il massimo onore. I nobili, impegnati a contendersi questi privilegi futili e a spendere fortune in abiti per compiacere il sovrano, persero potere politico e indipendenza economica, indebitandosi con la corona.
B. L'amministrazione e Colbert
Mentre i nobili giocavano a Versailles, la Francia era amministrata dalla borghesia. Luigi scelse i suoi ministri tra uomini di talento ma di bassa estrazione ("uomini nuovi"), che dovevano tutto a lui. La figura chiave fu Jean-Baptiste Colbert, controllore generale delle finanze.
- Mercantilismo (colbertismo): l'idea che la ricchezza di una nazione dipenda dalla quantità di metalli preziosi che possiede. Bisognava esportare molto e importare poco.
- Manifatture reali: Colbert fondò industrie di stato (arazzi Gobelins, specchi di Saint-Gobain) per produrre beni di lusso da vendere all'estero, evitando di comprare da Venezia o dalle Fiandre.
- Infrastrutture: costruì strade e canali (come il Canal du Midi) per unire il commercio interno.
C. La politica religiosa: "Un re, una fede, una legge"
L'ossessione per l'unità portò all'intolleranza. Luigi non accettava minoranze che potessero minare la coesione dello Stato.
- Gallicanesimo: rafforzò il controllo sulla Chiesa francese, limitando l'influenza del Papa.
- Editto di Fontainebleau (1685): revocò l'Editto di Nantes. Il protestantesimo divenne illegale. Fu un disastro economico: centinaia di migliaia di Ugonotti (spesso artigiani, banchieri, mercanti abili) fuggirono in Olanda, Inghilterra e Prussia, arricchendo i nemici della Francia.
- Persecuzione del Giansenismo: colpì anche i cattolici rigoristi di Port-Royal (tra cui Blaise Pascal), visti come troppo indipendenti.
D. Le guerre e l'esercito
Sotto il ministro della guerra Louvois, l'esercito francese divenne una macchina perfetta: uniformi standardizzate, caserme, promozioni per merito (parziale). Luigi XIV perseguì una politica estera aggressiva per quasi 50 anni, cercando di raggiungere i "confini naturali" (il Reno) e di imporre l'egemonia francese.
- Le guerre: Guerra di devoluzione, Guerra d'Olanda, Guerra della Lega di Augusta.
- Guerra di successione spagnola (1701-1714): l'ultimo, estenuante conflitto. Luigi riuscì a mettere suo nipote sul trono di Spagna (Filippo V), ma a un prezzo altissimo: la Francia ne uscì in bancarotta e stremata dalla carestia.
4. Il tramonto del Re Sole
Luigi XIV morì nel 1715, dopo 72 anni di regno. Lasciava una Francia culturalmente dominante (il francese era la lingua delle élite europee), dotata di un'amministrazione statale moderna e centralizzata, ma socialmente ed economicamente fragile, schiacciata dalle tasse e con un debito pubblico mostruoso.
Il popolo, che lo aveva idolatrato come una divinità, accolse il suo feretro con insulti e festeggiamenti, sperando in un alleggerimento fiscale che, purtroppo, non sarebbe arrivato facilmente. Aveva creato lo Stato moderno, ma aveva seminato le tensioni che, 74 anni dopo, avrebbero portato alla Rivoluzione.