La lotta alla mafia: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Una sintesi storica degli eventi, delle indagini e dei processi (1980-1992)

Il contesto storico: l'ascesa dei corleonesi

Negli anni settanta e ottanta, la mafia siciliana, nota come Cosa Nostra, attraversò una fase di profonda trasformazione e spargimento di sangue. Il clan dei corleonesi, guidato da Totò Riina e Bernardo Provenzano, prese il controllo assoluto dell'organizzazione attraverso una sanguinosa guerra interna, passata alla storia come seconda guerra di mafia.

In questo periodo la mafia colpì duramente anche i rappresentanti delle istituzioni. Furono assassinati, tra gli altri, il presidente della regione siciliana Piersanti Mattarella, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il segretario comunista Pio La Torre, promotore della legge che introdusse il reato di associazione di tipo mafioso (articolo 416-bis del codice penale).

Il pool antimafia e il nuovo metodo investigativo

Per contrastare l'offensiva mafiosa, il consigliere istruttore Rocco Chinnici ideò un gruppo di magistrati che lavorassero a tempo pieno e in modo condiviso sulle inchieste, per evitare che le informazioni morissero con il singolo giudice in caso di attentato. Nacque così il pool antimafia.

Dopo l'assassinio di Chinnici nel 1983, il pool fu guidato da Antonino Caponnetto. Ne facevano parte Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Il lavoro del pool si basava su un metodo innovativo ideato principalmente da Falcone: seguire i flussi finanziari ("follow the money") e incrociare i dati bancari. Inoltre, fu fondamentale la gestione dei collaboratori di giustizia, il primo dei quali fu Tommaso Buscetta, le cui dichiarazioni permisero di svelare per la prima volta la struttura verticistica di Cosa Nostra.

Giovanni Falcone
Giovanni Falcone
Paolo Borsellino
Paolo Borsellino

Il maxiprocesso di Palermo (1986-1987)

Il lavoro del pool portò al rinvio a giudizio di centinaia di affiliati. Il maxiprocesso iniziò il 10 febbraio 1986 in un'aula bunker appositamente costruita all'interno del carcere dell'Ucciardone a Palermo. Il processo di primo grado si concluse il 16 dicembre 1987. La sentenza confermò l'impianto accusatorio del pool e l'esistenza stessa di Cosa Nostra come organizzazione unitaria e gerarchica.

I numeri della sentenza di primo grado

Aula bunker del carcere dell'Ucciardone
L'aula bunker del carcere dell'Ucciardone durante il maxiprocesso.

L'attacco allo stato: le stragi del 1992

Il 30 gennaio 1992 la corte di cassazione confermò le condanne del maxiprocesso. La reazione di Cosa Nostra fu immediata e si concretizzò in una strategia stragista contro i principali nemici dell'organizzazione.

12 marzo 1992
Omicidio di Salvo Lima, politico siciliano ritenuto dalla mafia incapace di garantire le protezioni promesse in sede di cassazione.
23 maggio 1992 (strage di Capaci)
Sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci, un ordigno fece saltare in aria le auto su cui viaggiavano Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
19 luglio 1992 (strage di via D'Amelio)
A Palermo, un'autobomba esplose sotto la casa della madre di Paolo Borsellino. Morirono il magistrato e gli agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Queste stragi segnarono uno dei punti più drammatici della storia della repubblica italiana. L'indignazione popolare che ne seguì costrinse il parlamento ad approvare misure legislative durissime contro la criminalità organizzata, tra cui l'applicazione stringente del regime carcerario del 41-bis per i boss mafiosi.