STUDIUM GENERALE

La fabbrica della conoscenza

Nel XII secolo, l'università è soprattutto un metodo: il metodo scolastico. Non si impara per ripetere, ma per risolvere contraddizioni. La giornata dello studente è scandita da un ritmo rigoroso, che trasforma il testo sacro o giuridico in un campo di battaglia logico. Ecco le quattro fasi fondamentali del metodo scolastico.

1. Lectio (la lettura)

La base è sempre il testo autorevole (auctoritas): la Bibbia per i teologi, il Corpus Iuris per i giuristi. Il Magister legge il testo ad alta voce. Poiché i libri sono rari e costosi, gli studenti non li possiedono: devono memorizzare o prendere appunti veloci.

Non è una lettura semplice: è accompagnata dalla glossa (spiegazione letterale parola per parola) e dal sensus (interpretazione profonda).

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2. Quaestio (il problema)

Leggendo, inevitabilmente sorgono contraddizioni. Un passo della Bibbia dice "A", un Padre della Chiesa dice "B". Chi ha ragione?

Qui la lezione si interrompe. Nasce la quaestio. Non si accetta passivamente l'autorità, ma si applica la logica. Il maestro pone il problema nella forma: "Utrum..." (Se sia possibile che...). Il dubbio non è peccato, è il motore della ricerca ("Dubitando ad inquisitionem venimus").

3. Disputatio (il dibattito)

È il momento più vivace. La classe si divide. Sotto la guida di un assistente (il baccelliere), gli studenti avanzano argomenti logici a favore o contro la tesi.

È un vero torneo intellettuale. Si usano i sillogismi come armi. L'obiettivo non è sconfiggere l'avversario, ma purificare la verità dagli errori logici.

4. Determinatio (la soluzione)

Alla fine, il maestro riprende la parola. Dopo aver ascoltato tutti, fornisce la solutio magistrale. Egli "determina" la verità, sciogliendo le contraddizioni e dimostrando come le autorità apparentemente opposte possano coesistere se interpretate correttamente.


Simulazione: quaestio de usuris

Siamo a Bologna, anno 1180. La domanda è:
"È lecito al mercante prestare denaro a interesse?"

Videtur quod non (Sembra di no)

1. Aristotele dice che il denaro è sterile e non può generare altro denaro ("Pecunia pecuniam non parit").

2. Il tempo appartiene a Dio. Vendere l'interesse significa vendere il tempo, quindi è un furto a Dio.

Sed contra (Ma al contrario)

1. Il mercante si assume un rischio (periculum) nel prestare denaro (naufragi, pirati).

2. Senza credito, i commerci si fermerebbero e la città morirebbe di fame. L'utilità comune richiede il prestito.

Respondeo dicendum quod (Rispondo che)

L'usura pura è peccato, poiché vende ciò che non esiste. TUTTAVIA, se il prestito comporta un damnum emergens (un danno per chi presta) o un rischio di perdita capitale, è lecito chiedere un compenso non come guadagno sul tempo, ma come indennizzo del rischio.

(Questa distinzione permetterà la nascita del capitalismo mercantile cristiano).

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