Esistevano due campi principali per questi soldati in Italia: QUALI?. Osserva l'architettura (intonaco chiaro, tetto in coppi, archi) e la vegetazione. In quale dei due campi ci troviamo?
Corretto. Siamo a Santa Maria Capua Vetere.
L'architettura mediterranea e la vegetazione (agave/palma al centro) escludono ovviamente il Piemonte invernale. Questo non era un campo qualunque. Mentre a Chivasso (Torino) si addestravano i reparti già formati, qui avveniva la "selezione". A partire dal novembre 1917, l'Esercito Italiano decise di concentrare in questo ex convento tutti i prigionieri di questa nazionalità separandoli dagli austriaci e dai tedeschi. Qui, in questo chiostro, migliaia di uomini passarono dallo status di "nemici" a quello di "alleati", vivendo in un limbo giuridico unico nella storia.
Prima di guardare i soldati, osserva l'ingrandimento della parete (Fig. 2a). C'è dipinta una bandiera. Che animale è, di quale nazione??
Guardano una mappa intitolata "POLSKA". Ma i confini sono strani: sono enormi e arrivano fino al Mar Nero e al Baltico. Di quale anno sono quei confini storici?
Corretto: 1772 (Confini pre-spartizione).
Perché appendere una mappa vecchia di 150 anni? Perché nel 1918 i confini della futura Polonia erano ancora un'incognita totale. Questa mappa non serviva per orientarsi, ma per sognare. Era uno strumento di "educazione nazionale" per soldati spesso analfabeti: mostrare l'enorme estensione dell'antica Confederazione polacco-lituana (dal Baltico al Mar Nero) serviva a giustificare il sacrificio richiesto per ricostruirla. Non guardavano la realtà, guardavano l'obiettivo.
Guarda l'ingrandimento del braccio (Fig. 4). Se questi sono soldati alleati liberi, perché portano una fascia? Leggi cosa c'è scritto.
PAROLA IDENTIFICATA: PRIGIO[NIERI].
Ecco la chiave di volta. Non sono ancora soldati liberi. Sono "Prigionieri redenti".
Sono ex soldati austro-ungarici catturati dagli italiani (magari sul Piave). Ma l'Italia li ha riconosciuti come "nazionalità amica". Sono confinati, schedati e portano la fascia bianca che li identifica come internati, ma dentro quelle mura si stanno auto-organizzando come un esercito libero. La fascia è il simbolo del loro status transitorio: non più nemici dell'Italia, ma non ancora cittadini della Polonia libera.
La storia è ricostruita: prigionieri austro-ungarici, portati a Santa Maria Capua Vetere, che nel 1918 si stanno "auto-addestrando" per diventare la Legione polacca.