Enrico VI

1165 – 1197 | Imperatore del Sacro Romano Impero

Enrico VI Codex Manesse

Figlio del leggendario Barbarossa, Enrico VI fu un sovrano molto diverso dal padre. Meno carismatico e cavalleresco, era però dotato di una mente politica fredda, calcolatrice e spietata. Il suo breve regno rappresentò l'apice della potenza sveva.

Il capolavoro politico: l'unione con la Sicilia

La mossa più geniale di Enrico fu il matrimonio (1186) con Costanza d'Altavilla, figlia postuma di Ruggero II e zia del re di Sicilia Guglielmo II. Quando quest'ultimo morì senza eredi, Enrico rivendicò il trono normanno per diritto matrimoniale.

Questa unione creò l'incubo geopolitico del Papato: l'unio regni et Imperii. L'Imperatore controllava ora sia il Nord (Germania e Italia settentrionale) che il Sud (Regno di Sicilia), chiudendo Roma in una morsa mortale.

La conquista spietata (1194)

La nobiltà siciliana tentò di opporsi eleggendo Tancredi di Lecce, ma alla morte di questi Enrico scese in Italia con un esercito potente. La conquista fu brutale. Entrò a Palermo trionfalmente il giorno di Natale del 1194, dove fu incoronato Re di Sicilia.

Per assicurarsi il potere, fece arrestare, accecare o mutilare i baroni normanni ribelli e spedì il giovane figlio di Tancredi in prigionia in Germania. Fu un atto di ferocia che lasciò un segno indelebile nella memoria del Sud Italia.

Una morte prematura

Proprio mentre progettava una grande Crociata per estendere il suo dominio al Mediterraneo orientale e rendere la corona imperiale ereditaria (e non più elettiva), Enrico si ammalò, probabilmente di dissenteria o malaria.

Morì a Messina a soli 32 anni, nel 1197. Lasciava un impero immenso ma fragile e un erede, Federico Ruggero (il futuro Federico II), di soli tre anni, affidato alla tutela della madre e del Papa.

← Torna alla dinastia