Il conflitto tra universalismo imperiale e libertà comunali
Nel XII secolo, l'Europa assiste allo scontro tra due poteri. Da un lato Federico I di Svevia (Barbarossa), che mira a restaurare l'autorità imperiale universale data da Dio. Dall'altro i Comuni italiani, città-stato rinate grazie ai commerci, che rivendicano l'autogoverno e le "regalìe" (diritti fiscali e giudiziari).
Federico Barbarossa in una miniatura medievale
Prima di parlare di Comuni, dobbiamo guardare a nord delle Alpi. Alla metà del XII secolo, il Sacro Romano Impero era un gigante dai piedi d'argilla, paralizzato da una sanguinosa guerra civile tedesca.
Il trono era vacante e la Germania era divisa tra due fazioni nobiliari nemiche:
In questo caos emerge Federico. Perché proprio lui? Perché era la "pietra angolare": figlio di un padre Hohenstaufen e di una madre Welf (Giuditta di Baviera). Nelle sue vene scorreva il sangue di entrambe le famiglie rivali.
La celebre "testa di Cappenberg", reliquiario ritenuto un ritratto dell'Imperatore
Nel 1152, i principi tedeschi lo eleggono Re dei Romani a Francoforte. Federico ha 30 anni, è carismatico, ambizioso e un abile guerriero. Ma eredita un titolo vuoto.
I grandi feudatari tedeschi (come il cugino Enrico il Leone) sono potenti quasi quanto lui. Per tenerli a bada, Federico ha bisogno di due cose che in Germania scarseggiano:
Ecco il cortocircuito storico: l'Italia era la soluzione ai problemi tedeschi.
La Pianura Padana era, all'epoca, l'area più ricca e urbanizzata d'Europa. Recuperare il controllo sull'Italia significava mettere le mani su risorse immense (le tasse dei Comuni) necessarie per finanziare la politica imperiale in Germania.
Federico non scende in Italia per capriccio, ma per necessità politica. Ma non aveva fatto i conti con un'anomalia unica al mondo: la nascita dei Liberi Comuni.
Per comprendere lo scontro tra Comuni e Impero, dobbiamo prima analizzare la figura di Federico I di Hohenstaufen, detto il Barbarossa. Eletto Re di Germania nel 1152, Federico eredita un titolo prestigioso ma svuotato di potere reale. La sua visione politica si fonda su un concetto chiave: l'Honor Imperii.
Secondo la dottrina imperiale, il potere dell'Imperatore deriva direttamente da Dio (a Deo coronatus) e non necessita della mediazione del Papa. L'Imperatore è la lex animata in terris (la legge vivente sulla terra). Il suo obiettivo non è la tirannia, ma l'ordine: vuole porre fine all'anarchia feudale in Germania e riaffermare i suoi diritti in Italia.
Il cuore del conflitto giuridico sono le regalìe (iura regalia), ovvero i diritti che spettano esclusivamente al sovrano. Tra questi:
Mentre l'Impero era assente (durante la lotta per le investiture), nel Nord Italia era accaduto qualcosa di inedito. Le città non erano più semplici centri vescovili, ma organismi politici autonomi.
Il ritorno dei Milanesi dopo la distruzione della città (bassorilievo di Porta Romana)
Il Comune nasce come una coniuratio (un giuramento collettivo) tra cittadini privati (nobili minori, mercanti, giuristi) per garantire la pace interna e difendere gli interessi economici della città.
Queste città-stato, de facto, si comportavano come piccoli regni: eleggevano i propri consoli, facevano guerre ai vicini e riscuotevano quelle tasse che, tecnicamente, spettavano all'Imperatore.
Quando Barbarossa scende in Italia e convoca la Dieta di Roncaglia (1158), si avvale dei migliori giuristi dell'Università di Bologna per dimostrare, codice alla mano, che i Comuni stavano usurpando i diritti imperiali.
L'imperatore non chiedeva novità, chiedeva il ritorno alla legge antica. Ma per i Comuni, quella 'legge antica' significava la morte della loro libertà e della loro economia.
La distruzione di Milano (1162) fu lo shock che portò alla reazione. I Comuni capirono che il particolarismo li avrebbe condannati. Il Giuramento di Pontida (1167) segna la nascita politica della Lega Lombarda: un'alleanza militare difensiva, benedetta da Papa Alessandro III, che vedeva nell'Imperatore una minaccia per la Chiesa stessa.
La vittoria di Legnano (1176) e la successiva Pace di Costanza (1183) rappresentano un capolavoro di compromesso giuridico: l'Imperatore manteneva l'autorità formale, ma concedeva ai Comuni l'esercizio pratico delle regalìe. I Comuni erano ora legittimi all'interno dell'Impero.
La vittoria dei Comuni non fu solo strategica, ma spirituale. Il fulcro dell'esercito comunale non era un generale, ma un oggetto: il Carroccio.
Era un grande carro a quattro ruote trainato da buoi, che portava:
Perché era fondamentale?
Tatticamente, era il punto di coesione. La fanteria comunale si stringeva attorno ad esso formando un muro di scudi e lance che la cavalleria imperiale non riusciva a sfondare. Cadere significava perdere l'onore della città.
La tradizione parla di Alberto da Giussano e della "Compagnia della Morte", 900 cavalieri che giurarono di morire piuttosto che cedere. Anche se la figura di Alberto è leggendaria, rappresenta lo spirito reale di sacrificio dei cittadini-soldati.
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Fonte del potere
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Economia
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