La filosofia di René Descartes

Un'analisi rigorosa della rifondazione del sapere, dall'architettura del metodo alla metafisica.

1. Il contesto e l'obiettivo: la rifondazione del sapere

Cartesio è universalmente riconosciuto come il padre della filosofia moderna perché sposta il baricentro della speculazione filosofica dall'oggetto (l'essere, la natura, Dio) al soggetto (l'io, la coscienza, la ragione).

Il suo punto di partenza è una profonda insoddisfazione per il sapere scolastico e tradizionale, che giudica confuso, incerto e privo di un fondamento solido. L'obiettivo di Cartesio non è scoprire cosa sia vero, ma definire come si possa distinguere il vero dal falso con assoluta certezza. Egli cerca un criterio di verità che sia inattaccabile, su cui edificare l'intero sistema delle scienze ("mathesis universalis").

2. Il Discorso sul metodo

Il cuore della proposta cartesiana è il metodo. Cartesio osserva che la ragione (o "buon senso") è la cosa meglio distribuita al mondo, ma gli errori sorgono perché non viene guidata correttamente. Il metodo deve essere un insieme di regole certe e facili che, esattamente osservate, impediranno a chiunque di prendere il falso per vero.

Le quattro regole fondamentali, esposte nel Discorso sul metodo (1637), sono:

  • 1. Regola dell'evidenza (la più importante):
    "Non accettare mai nulla per vero che non si riconosca esser tale con evidenza".
    L'evidenza ha due caratteristiche fondamentali:
    • Chiarezza: la presenza e l'apertura della cosa alla mente (come la luce che illumina l'oggetto).
    • Distinzione: la separazione dell'oggetto da ogni altra cosa, tale da non confonderlo con altro.
    L'atto intellettuale che coglie l'evidenza è l'intuizione (visione immediata), contrapposta al ragionamento discorsivo.
  • 2. Regola dell'analisi: Dividere ogni problema complesso nelle sue parti più semplici possibili. Questo permette di risalire dal composto al semplice, fino a raggiungere gli elementi che possono essere colti con intuizione immediata (le "nature semplici").
  • 3. Regola della sintesi: Condurre con ordine i pensieri, iniziando dagli oggetti più semplici e facili da conoscere, per risalire a poco a poco, come per gradi, fino alla conoscenza dei più composti. È il percorso inverso all'analisi: ricostruisce la complessità attraverso nessi logici necessari.
  • 4. Regola dell'enumerazione e revisione: Fare ovunque enumerazioni così complete e rassegne così generali da essere sicuri di non aver omesso nulla. Questa regola serve a controllare la memoria, garantendo la continuità del processo deduttivo.

3. Dal dubbio metodico al cogito

Per validare il metodo stesso, Cartesio applica la prima regola (l'evidenza) in modo radicale. Decide di sospendere il giudizio su tutto ciò che non offre una garanzia assoluta di verità.

L'evoluzione del dubbio

  • Il Dubbio metodico: inizialmente, dubita delle conoscenze sensibili (i sensi a volte ingannano). Dubita poi dell'esistenza del mondo esterno e del proprio corpo (argomento del sogno: non c'è un criterio sicuro per distinguere la veglia dal sonno).
  • Il dubbio iperbolico: estende il dubbio anche alle verità matematiche (2+3=5). Ipotizza l'esistenza di un genio maligno (un mauvais génie), potente e ingannatore, che impiega tutta la sua astuzia per farci apparire evidente ciò che è falso. Con questa ipotesi, il dubbio raggiunge la sua massima estensione: crolla ogni certezza oggettiva.

Nel momento stesso in cui il dubbio sembra aver distrutto ogni verità, Cartesio trova la prima certezza indubitabile. Se dubito, sto pensando. Se il genio maligno mi inganna, allora devo esistere per essere ingannato.

Cogito, ergo sum

(Penso, dunque sono)

Non è un ragionamento sillogistico (es: "Tutto ciò che pensa esiste, io penso, dunque esisto"), ma un'intuizione immediata della mente. L'io si scopre esistente non come corpo, ma puramente come res cogitans (sostanza pensante): il pensiero è l'essenza dell'uomo.

4. Dio come garante della realtà esterna

Ottenuta la certezza dell'Io (solipsismo), Cartesio deve recuperare il mondo esterno. Come uscire dalla propria mente se l'unica certezza è il pensiero?

Cartesio analizza i contenuti del pensiero, le Idee, classificandole in tre tipi:

  1. Idee innate: quelle che sembrano nate con noi (es. l'idea di Dio, l'idea di cosa, di verità).
  2. Idee avventizie: quelle che sembrano provenire dall'esterno (es. l'idea di un albero).
  3. Idee fattizie: quelle costruite da noi stessi (es. l'ippogrifo).

Le prove dell'esistenza di Dio

Il problema è l'idea di Dio (idea innata di una sostanza infinita, eterna, immutabile).

  • Prova causale: io, che sono finito e imperfetto (poiché dubito), non posso aver creato l'idea di un essere infinito e perfetto. La causa deve essere proporzionata all'effetto. Dunque, l'idea di Infinito deve essere stata posta in me da un Ente realmente infinito.
  • Prova ontologica: l'esistenza è una perfezione. Un essere perfetto non può mancare dell'esistenza, altrimenti non sarebbe perfetto.

Funzione gnoseologica di Dio: una volta dimostrato che Dio esiste ed è perfetto, ne consegue che non può essere ingannatore (l'inganno è segno di debolezza/imperfezione). Se Dio è verace, garantisce che ciò che la mia ragione percepisce come "chiaro e distinto" è vero. Il genio maligno è sconfitto. Dio diventa il ponte tra il cogito e il mondo.

5. Il dualismo cartesiano

Con la garanzia divina, Cartesio afferma l'esistenza del mondo fisico, ma introduce una netta spaccatura ontologica:

  • res cogitans (sostanza pensante): è l'anima, l'io. È inestesa, consapevole e libera.
  • res extensa (sostanza estesa): è la materia, il corpo, il mondo. La sua caratteristica essenziale è l'estensione spaziale (lunghezza, larghezza, profondità). È inconsapevole e meccanicamente determinata.

L'universo fisico per Cartesio è una grande macchina governata da leggi necessarie (meccanicismo). Non esistono "anime" nelle cose, né fini ultimi (finalismo), ma solo materia in movimento. Gli animali stessi sono considerati "automata" (macchine prive di anima).

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Le passioni dell'anima (1649)

Nell'ultimo trattato pubblicato in vita, Cartesio affronta il problema irrisolto del dualismo: l'interazione tra anima e corpo. Le passioni non sono "vizi", ma emozioni involontarie causate dal corpo che l'anima subisce passivamente.

Il meccanismo fisiologico

Le passioni sono causate dal movimento degli spiriti vitali (o animali), particelle sottilissime di sangue che, fluendo nel cervello, muovono la ghiandola pineale (epifisi). Questa ghiandola è il "luogo" dove la res cogitans interagisce con la macchina corporea.

Le 6 passioni primitive

Tutte le complessità emotive derivano dalla combinazione di sole sei passioni fondamentali:

1. Ammirazione (meraviglia) L'unica passione che non ha contrario. È la sorpresa dell'intelletto di fronte alla novità, prima ancora di sapere se l'oggetto è utile o dannoso.
2. Amore Volontà di unirsi a ciò che sembra conveniente e buono per noi.
3. Odio Volontà di separarsi da ciò che è nocivo o cattivo.
4. Desiderio Proiezione verso il futuro: può essere brama di un bene o orrore di un male.
5. Gioia Consapevolezza piacevole di un bene che si possiede.
6. Tristezza Languore sgradevole causato dalla consapevolezza di un male o difetto.

L'etica cartesiana

L'obiettivo della morale cartesiana non è l'apatia (l'eliminazione delle passioni, come volevano gli stoici), ma il dominio. Le passioni sono naturalmente buone perché hanno una funzione biologica: ci indicano cosa è utile per la sopravvivenza del corpo. Tuttavia, la Ragione deve guidarle per evitare l'eccesso e il cattivo uso, garantendo che non offuschino la chiarezza del giudizio.