Un approccio alla figura di Ayn Rand
La sua figura genera spesso polarizzazioni estreme: idolatrata dai difensori del liberismo più radicale e respinta con forza dai critici del capitalismo sfrenato. Il nostro compito, tuttavia, non è la mera apologia né la condanna sommaria, ma l'analisi critica dei testi e dei concetti.
Nata Alisa Zinov'yevna Rosenbaum a San Pietroburgo, fuggì dalla rivoluzione d'ottobre portando con sé un trauma che segnerà tutta la sua produzione: il terrore verso ogni forma di collettivismo. La sua filosofia nasce come reazione immunitaria all'annullamento dell'individuo operato dai regimi totalitari del Novecento.
I fondamenti dell'oggettivismo
L'impianto filosofico di Ayn Rand prende il nome di "oggettivismo". Si tratta di un sistema chiuso che poggia su alcune premesse fondamentali: la realtà esiste in modo indipendente dalla coscienza (A è A, il principio di identità aristotelico); la ragione è l'unico mezzo a disposizione dell'uomo per percepire la realtà, la sua unica fonte di conoscenza e la sua unica guida per l'azione.
Sul piano etico, Rand propone quello che definisce "egoismo razionale". Scardina la morale altruistica tradizionale, affermando che l'uomo non deve vivere in funzione degli altri, né chiedere agli altri di vivere in funzione di sé. La ricerca della propria felicità razionale è il più alto scopo morale della vita umana.
Questa impostazione, sebbene coerente nel suo ecosistema logico, presenta evidenti criticità quando calata nella complessità del tessuto sociale umano, in cui vulnerabilità, interdipendenza e cura giocano ruoli che l'oggettivismo fatica a integrare senza ridurli a transazioni utilitaristiche.
Anthem: la riscoperta del pronome proibito
Il romanzo breve Anthem (pubblicato nel 1938) rappresenta la distillazione letteraria più pura della lotta randiana. Ambientato in un futuro imprecisato in cui l'umanità è regredita a uno stato primitivo dopo il "grande rinascimento" del collettivismo, il testo racconta un mondo in cui la parola "io" è scomparsa dal vocabolario.
Il protagonista, che porta il nome seriale di Uguaglianza 7-2521, narra la sua storia utilizzando il pronome "noi", poiché il concetto di singolarità è stato estirpato sia dalla lingua che dalla mente. La società descritta è un incubo egualitario in cui l'eccellenza intellettuale è una colpa: Uguaglianza 7-2521 viene assegnato alla mansione di spazzino proprio perché la sua intelligenza superiore minaccia l'uniformità del gruppo.
"È un peccato scrivere questo. È un peccato pensare parole che nessun altro pensa e mettere giù in un testo che nessun altro vedrà".
La narrazione segue la sua trasgressione prometeica. Trova un tunnel sotterraneo del passato, riscopre l'elettricità e, fuggendo nella foresta inesplorata con la donna che ama (la quale viene ridenominata Gaea), giunge infine alla scoperta della parola impronunciabile, quella sacra: l'io. Anthem è un inno, come suggerisce il titolo, all'ego umano, visto come motore immobile del progresso e della dignità.
Le architetture del controllo: Anthem, Noi e la letteratura dell'epoca
Per comprendere appieno la portata di Anthem, dobbiamo misurarlo con i grandi testi distopici del primo Novecento. Il riferimento più stringente e intellettualmente stimolante è Noi (My) del russo Evgenij Zamjatin, scritto nel 1921. Entrambi gli autori scrivono partendo dall'esperienza diretta (o dalla fuga) del primo regime sovietico.
Se in Ayn Rand la distopia collettivista porta a una regressione tecnologica (le candele e i carri), in Zamjatin il collettivismo si allea con l'iper-razionalità e la tecnica. Nello "stato unico" di Zamjatin, i cittadini non hanno nomi ma codici alfanumerici (proprio come in Anthem), vivono in case di vetro per essere costantemente osservati e le loro vite sono scandite matematicamente. Il protagonista, D-503, come Uguaglianza 7-2521, inizia a tenere un diario, compiendo il primo atto rivoluzionario: l'appropriazione di una voce privata.
Mentre in Anthem la liberazione avviene attraverso la ragione che trionfa sul misticismo collettivo, in Noi la ribellione nasce dall'irruzione dell'irrazionale: D-503 scopre di avere un'anima, si ammala di immaginazione e di amore passionale (elementi visti come un difetto del sistema).
La genealogia della distopia moderna
Zamjatin aprì la strada sia a Il mondo nuovo di Aldous Huxley (1932) sia a 1984 di George Orwell (1949). In Huxley, l'anestetizzazione del dolore e il condizionamento genetico sostituiscono la violenza come strumento di controllo. In Orwell, troviamo l'apoteosi del controllo linguistico (la neolingua) che risuona fortemente con l'assenza del pronome "io" descritta da Rand.
Leggere questi testi in modo comparato ci impone una riflessione rigorosa: la minaccia all'autenticità umana può arrivare tanto dall'annullamento dell'individuo nello stato (Rand, Orwell, Zamjatin) quanto dalla sua saturazione nel piacere controllato (Huxley). La lettura di Anthem, pertanto, se affrontata con responsabilità, non ci consegna un dogma da seguire, ma uno strumento critico tagliente per analizzare le dinamiche di potere tra il singolo e le masse.